Tema in classe. Ovvero: la Grande Bellezza non può trionfare solo all'Oscar

Tema in classe. Ovvero: la Grande Bellezza non può trionfare solo all'Oscar

Locri- foto di Marianna Frammartino

di MAURIZIO MARINO*

C’è troppa ricchezza, c’è troppa povertà, il mondo globalizzato è uno scandalo, una vergogna. E questo scandalo ce lo racconta Dante con il suo occhio da marziano quando ci parla di Francesco e della sua lotta contro il lusso sfrenato, la ricchezza senza limiti. La terza guerra mondiale è già in corso per chi combatte ogni giorno in tutto il mondo per sopravvivere.

Svegliarsi con l’angoscia di sapere che ogni sette secondi un bambino muore di fame, ogni sette secondi… uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette… Questa è la Terza guerra mondiale!

C’è un tempo scandito dal tic tac di una lancetta. Milioni di miliardi di tic tac, milioni di miliardi di onde che si infrangono sugli scogli, come le onde sugli scogli della casa dei doganieri di Montale. C’è un tempo che è tutta la nostra vita da sempre, da quando esistiamo. Da prima che esistessimo: Montale ce lo ricorda, come ce lo ricorda Leopardi quando ci mostra la nuvoletta del ricordo di Silvia. Contro le cose imparate a ogni costo a memoria.

Se ne vanno tutti dai nostri paesini: i politici hanno dimenticato la bellezza. Hanno dimenticato voi. Finirà quest’anno e l’imbuto dentro cui salterete vi farà colare dentro la bottiglia di speranze che chiamate nord. Ma rimane dentro di voi qualcosa, uno spazio tutto vostro che è quello dell’attaccamento alla vita, anche se c’è la fuga: ce lo dice Ungaretti quando ci parla dell’amico massacrato e subito dopo ci dice che, però, non è mai stato tanto attaccato alla vita.

C’è uno spazio che è quello che ci salva dalle cose brutte: e dov’è questo spazio? In fondo al mare, un porto sepolto, magico, di speranza. Oppure il mondo di carta dei libri, quello del rifugio della lettura dentro un treno scagliato a tutta velocità e noi lì a leggere e a spostare lo sguardo lontano dal finestrino.

Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. E le virtù e la conoscenza del mondo stanno in una forma strana, una linea che si curva in cima e che si perde in un puntino in basso, un piccolo semplice punto interrogativo, una roba così: ?

Quel “?” è la cosa più importante che c’abbiamo. Se lampeggia in noi allora siamo salvi. Non importa che poi le risposte siano sbagliate e Montale lo sa che i poeti spesso danno risposte a metà, incomplete, come rami secchi, ma non importa. Importa, come dice Calvino, che allontaniamo da noi tutto ciò che è orrore.

Leggi, siediti comodo, leggi, ascolta la voce dei libri, impara ad amarla.

Non dirmi che questo compito ti fa schifo.

L’ho preparato per te ieri mattina. E c’ho messo il cuore. Accetta la sfida. “Sottrarsi non è salvarsi”, dice Seneca. Siamo belli perché siamo pieni di difetti: non perché siamo onnipotenti, ma perché siamo fragili, perché ci tremano le gambe, perché siamo goffi, perché abbiamo paura, perché abbiamo bisogno di amore, per questo siamo belli, dice Nichi Vendola.

L’ho preparato pensando all’anno che abbiamo trascorso insieme, tra sorrisi e arrabbiature, leggerezza e responsabilità, passione e stanchezza: in mezzo a quella cosa che chiamiamo vita!

Scusami se non ho saputo spiegarti sempre le cose, se non ho saputo svelarti sempre le emozioni che stanno dietro alle cose. Spiegare è togliere le pieghe, lisciare le cose difficili, svelare è togliere il velo.

Non voglio torturarti con la poesia. La poesia, la narrativa, il cinema, l’arte esistono perché esiste la paura, l’orrore, la violenza, la sofferenza. Sono l’altra faccia della medaglia della nostra esistenza.

Non accettare tutto così come viene: pensaci. Se accetti tutto così come viene, senza porti domande, senza vibrare, senza stupirti per l’amore di Paolo e Francesca nella “bufera infernal”, allora rimarrai prigioniero senza sogni.

Eppure sai che il sogno di un prigioniero per Montale è quello di osservare le cose oltre il solito zigzag di storni di uccelli.

Sogna, cavolo! Sogna! Inventa “iridi” al posto di “ragnateli” e “petali sui tralicci delle inferriate”. Non farti sgominare da una banda insulsa di pensieri piccoli, di pensierini comuni. Rendi unica la tua vita: non farla a brandelli, non polverizzarla dentro il frullatore per omogeneizzati di un mondo che ci vuole tutti uguali, soldatini del benessere. Inventa qualche parola, qualche verso: partecipa alla costruzione del mondo. Non vendere te stesso per salvarti dallo sterminio d’oche. Per diventare cuoco anziché terminare nel patè. Grazie per avermi letto fino alla fine. Almeno spero…

Adesso tocca a te. Liberamente. Scrivi, commenta, sfogati, rischia, osa di volare con le parole, corri il rischio, anche se Chiara dirà che è una pazzia… J

Buon compito! Voglio un compito-regalo. Un po’ me lo merito. Fammi divertire, appassionare. Provaci. Anzi, sai che ti dico? Non farlo per me, non importa. Fallo per la tua terra, per farla risplendere ancora una volta di bellezza, e di gioventù, e di curiosità.

*L'auore insegna Lettere in una scuola della locride. Questa è una tipica traccia dei temi che assegna ai suoi allievi.