
di MARIA FRANCO-
«Il tempo per il “ballo” è questo. L’occasione delle imminenti elezioni regionali va colta in velocità e senza timidezze, esprimendo il maggior numero possibile di candidature, preferibilmente anche alla presidenza della Regione. La Calabria dalla bellezza struggente e ancora intatta, Sud del Sud, il capoluogo di provincia Reggio in bancarotta e commissariato per mafia, i giovani che lottano per la “restanza” e cercano di resistere alla miseria e alla mancanza di lavoro, la Calabria con “la peggiore classe politica dell’Occidente” come dice a “Il Fatto Quotidiano”. l’antropologo Francesco Mauro Minervino “laboratorio politico di tutti i mali italiani”, potrebbe aspirare grazie al protagonismo, all’energia e ai desideri intatti delle sue donne a diventare un modello virtuoso di rinascita e di proposta.
E noi del Nord siamo prontissime a dare una mano! (già pronte le valigie per emigrare al contrario)».
Lo ha scritto, sul blog su Io Donna, la “milanese” Marina Terragni, in un pezzo significativamente intitolato “Elezioni regionali: il ballo delle calabresi”.
Qualche giorno prima, su fb, aveva scritto anche «Vorrei fare la governatora della Calabria. Non grandissime chance».
Non una vera autocandidatura, ma la conferma, oltre alla sua più volte esplicitata passione per la nostra regione – «comunque un posto più bello al mondo non c’è» – ma la convinzione che sia il momento giusto, per le donne calabresi, di un ingresso forte, in primo piano in politica.
«Si capisce ancora poco delle eventuali elezioni in Calabria (…) – dice la Terragni nel già citato pezzo sul blog – (ma) Cosa certa e assodata, il protagonismo delle donne calabresi, che negli ultimi anni hanno saputo manifestare anche nello spazio pubblico la straordinaria forza che da sempre esercitano nei “focolari”, temprata dall’aver saputo resistere in condizioni quasi invivibili. Oltre alle sindache della Locride e di altre località, alle professioniste e alle donne d’impresa, come ricorda la giornalista catanzarese Franca Fortunato c’è da registrare il fatto che “le donne sono riuscite perfino a mettere in crisi la ndrangheta. Fino al 2010 non c’erano mai state collaboratrici di giustizia. Poi alcune hanno cominciato a trovare la forza di rompere… Ormai sono in molte e in molti a pensare che il rinnovamento in Calabria lo faranno le donne”».
Attualmente, le donne in politica, in Calabria – quelle dei consigli comunali delle città capoluogo, del consiglio regionale, quelle espresse dalla regione per il Parlamento – sono davvero poche e non si direbbe che, ad là dei segnali, sparsi qui e là, di incipienti primavere e, magari, dei desideri e delle ambizioni di tante, s’intravvedano le condizioni di un loro protagonismo diffuso.
E si potrebbe discutere anche della reale, diffusa, forza "pubblica" delle donne calabresi in campi altri rispetto alla politica (per esempio l'economia, l'università, la comunicazione ecc. ecc.) nonché di quella sorta di discesa delle donne del Nord a sostenere quelle del Sud in campagna elettorale (e oltre).
Ma sono convinta anch’io – benché non ritenga che l’essere donna o l’essere giovane siano di per sé garanzia di una migliore capacità di governo e di amministrazione – che questo potrebbe, meglio dovrebbe, essere un momento opportuno. Di quelli da non perdere.
Non si allarmi nessuno, non mi candido. Ma una governatora – una precisa intendo, non una giusto perché porta pure le gonne – ce l’ho bene in mente.