
di PASQUALINO PLACANICA
Come per tante altre città del sud, una cosa che non manca e non mancherà mai a Reggio è l’ironia unita all’innata tendenza al pettegolezzo che rende gossip qualsiasi episodio di natura dubbia o poco chiara, estrapolato dal suo contesto e riadattato alla fantasia del primo spettatore, il quale non esiterà a raccontarlo a sua discrezione a qualcuno che lo rilancerà aggiungendoci qualcosa di suo.
Mi viene in mente la storia delle due signore entrambe mogli di macchinista, che s’incontrano in macelleria e mentre attendono il loro turno, com’è normale, chiacchierano tra di loro:
- ...si, signora, me’ maritu turnau stamatina prestu, iu a Napoli…. ‘Ciù dissi ieu mi si curca nu pocu, ma iddu nenti, si ‘ndi iu ‘nto giardinu ! Ora haiu a pigghiari un chilu ‘i tritatu, cusì fazzu ‘a pasta ‘o furnu, e ddu purpetti pi stasira. S’i mangiunu i me figghi, me maritu dissi chi iddu non voli carni, si mangia ‘na ‘nzalata ‘i pumaroru...-
- Me maritu parti a menziornu e torna stasira, signora... dissi chi voli ‘na bistecca, ch’havi a fari ‘u rapidu!-
Molto probabilmente il mio collega aveva chiesto alla moglie di preparargli un piatto veloce da cucinare non avendo tanto tempo a disposizione, come per esempio proprio una fetta di carne arrostita. Ma da questo scambio di battute, ascoltato da qualche buontempone presente e riportato a modo suo, è venuta fuori la storiella del macchinista che per fare “il Rapido” (treno in realtàimpegnativo dal punto di vista delle energie quanto qualsiasi altro) aveva bisogno di mangiare “una bistecca”.
Siamo fatti così, dopo tutto neanche male se mettessimo altrettanta creatività in altre cose più produttive, per esempio nell’immaginare e realizzare una città migliore.