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CINEMA è/e FESTA2. Dickens, l'uomo che inventò il Natale

CINEMA è/e FESTA2. Dickens, l'uomo che inventò il Natale
Dickens Londra è quella vittoriana, protagonista della rivoluzione industriale, luogo emblematico di contraddizioni sociali di tipo vecchio e nuovo. Il contrasto sociale è duro da vedere, e ancor più duro da raccontare.

Affrontare il tema delle contraddizioni di classe e metterlo accanto a quello del Natale è ancora più difficile. Molti ci hanno provato. Charles Dickens con il suo Canto di Natale ci è riuscito.

Il racconto ha affascinato intere generazioni, da subito, dalla sua uscita nel 1843. Il racconto non si ferma alla denuncia delle contradizioni di classe, indaga sull’aspetto più bieco della rivoluzione industriale: lo sfruttamento minorile. Dickens torna sullo sfruttamento del lavoro dei minori, dopo aver affrontato il tema in Oliver Twist.

Canto di Natale è diventato canovaccio formidabile per il cinema. Più di 20 adattamenti cinematografici. Il primo del 1912 in tempi di cinema muto. Paperone Scrooge diviene con Carl Barks uno dei personaggi più importanti dell’universo disneyano nel 1947. Disney produce canto di natale di topolino solo nel 1983, quando Scrooge ormai vive di vita propria.

Adesso è arrivato nei cinema DICKENS - L'UOMO CHE INVENTÒ IL NATALE. Non è facile adattare un racconto dopo tanti adattamenti. L’occasione è data dal romanzo di Les Standiford del 2008, in cui viene descritta la storia del racconto, le settimane che Dickens impegnò, il successo straordinario immediato.

Il film crea un immaginario che si sovrappone al reale. Come nei Sei Personaggi di Pirandello, i personaggi del Canto sfuggono a Dickens, si ribellano, sono loro a costruire la storia. Contraddizioni nelle contraddizioni. La difficoltà di Dickens a riprendere la penna dopo 3 insuccessi seguiti alla fama planetaria di Oliver Twist. Il personaggio principale del film è Dickens, ma dopo le prime scene compare Scrooge, quasi evocato da Dickens, il trailer propone proprio questa scena. Scrooge comincia a rubare il palcoscenico a Dickens. Scrooge l’avaro, il senzacuore, non ci sono più aggettivi per definirlo. Scrooge conquista il primo piano. Il mondo di Scrooge si confonde con quello di Dickens.

Il film prende le mosse dalla storia di Dickens. Gli ambienti sono quelli vittoriani, il circolo è quello raccontato quarant’anni dopo da Verne, dove si scommette sul giro del mondo. La città è quella dello smog. Quella delle prime linee ferroviarie vere. La città della stazione di Paddington, che è stato il primo terminal al mondo di una metropolitana, oggi terminal di collegamento con l’aeroporto principale di Londra Heathrow.  

Lo spettatore conosce già la fine della storia, ha già letto il Canto, ha visto uno dei suoi adattamenti. Il regista continua a tenere sulla corda, ci riesce. Dickens personaggio non vuole un finale buonista. Lo stesso illustratore Leech, il rivoluzionario, si rifiuta. I personaggi quasi sbeffeggiano Dickens. Scrooge giganteggia.

L’epilogo si avvicina, lo spettatore perde le sue sicurezze. Il piccolo Tim affronta il suo destino.

Anche il regista adesso deve rispondere ad una domanda: nel fondo di ognuno cosa c’è? Chi ha rimproverato perfino Dio per aver concesso la domenica al riposo è redimibile? Lasciamo scoprire allo spettatore cosa accade nel film.

Nel racconto originale Dickens fornisce la sua risposta. Il riformismo è un percorso credibile. Tutti possono partecipare. C’è del buono nel profondo di tutti.

In questi giorni se si può e si vuole andare al cinema, forse sostituire un cine panettone con Dickens può dimostrarsi una scelta felice.

 *UniMed