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Epifania, partono i bastimenti

Epifania, partono i bastimenti
autob “Prima o poi finirà”, se lo dicevano quelli del dieci o del venti, del Novecento, come quelli che li avevano preceduti nell’ottanta o nel Novanta, dell’Ottocento. Se lo dicevano quelli che abbassavano col loro peso la linea di galleggiamento dei bestioni d’acciaio che solcavano l’oceano. “Prima o poi finirà”, se lo sono detti quelli che hanno riempito di speranze i treni puzzolenti dopo il Quaranta.

E che prima o poi finirà è diventato il mantra di ogni generazione sudicia, da quando questo mirabolante occidente ha spalancato la bocca per divorarsi i sogni meridionali e spegnere il loro sole che un dio beffardo gli aveva promesso sarebbe stato eterno. E poi sono state macchine e bus e aerei. Che pare che tutto ciò che si muova sia stato fatto apposta per portarci via. Almeno un tempo si partiva e quasi non si tornava più, che oggi non si è più fortunati, i rientri frequenti figliano ripartenze che riaprono all’infinito la stessa piaga.                                        

E quanto è sciocco l’odio verso i sogni d’altrove, ognuno il proprio sogno vorrebbe realizzarlo nella propria terra, ma il cuore dei ricchi non pulsa senza il sangue dei poveri, così “non finirà mai”.

È una cosa che il sud deve capire, anche fra cento anni si partirà. Finirà solo quando saremo partiti tutti o quando l’egoismo di su si strozzerà con la propria ingordigia.

Non è vero che l’Epifania si porta via le feste, porta via i figli alle nostre madri, anzi, ultimamente porta via madri e figli insieme. Invece di acquisti singoli, le società del benessere si comprano le nostre vite in blocco e treni, macchine e aerei ci ingoiano e ci sputano lontano. E se dopo l’estate è l’Ostro a metterci in fila come nuvole basse in movimento sull’orizzonte. Dopo Natale è il vento di Maestro che gonfia giacche e alza gonne e scompiglia capelli per farci fretta, ché SU riapre. Sì, forse è meglio non tornarci se si deve ripartire. “Ma prima o poi finirà”.