IL LIBRO e la MEMORIA. Riccardi, “La notte della rabbia (Einaudi)

IL LIBRO e la MEMORIA. Riccardi, “La notte della rabbia (Einaudi)

riccardi

Auschwitz, estate 1944.
… Quel giorno era stato assegnato ai bambini. Il compito più ingrato, caricarli sui carretti che li avrebbero condotti alle camere a gas. Nessuno di loro si sarebbe salvato, all’economia del lager non portavano frutto. 

Insisteva cosi nel tentativo di sottrarla alla morte. Secondo le regole del campo una giovane sola poteva salvarsi, mentre una mamma a cui toglievano il figlio era considerata persa e quindi inutile. Se i medici l’avessero vista col bambino anche lei sarebbe finita al gas. ...

Era il 16 ottobre ’43… Le camionette circondano il ghetto, i fari illuminano le strade e i soldati, all’ordine di un ufficiale, fanno irruzione nelle case. Non c’è pietà per donne vecchi e bambini, ogni abitante del quartiere dovrà presentarsi alle truppe asserragliate nelle strade entro venti minuti. 

-Ti hanno mai detto che la guerra è finita? –sibilò l’ufficiale.

L’altro sorrise amaramente, guardandolo come se fosse lui a non capire. – Sarà anche finita ma loro, i neri, ci sono ancora. Li abbiamo visti all’opera a Pateano, a piazza Fontana. Si muovono così, colpiscono a tradimento e poi si rintanano in attesa del momento per rialzare la testa una volta per tutte. Lo faranno quando si sentiranno abbastanza forti e noi per quel giorno dovremo essere pronti.

La notte della rabbia, di Roberto Riccardi, è un noir che racconta un’altra storia, una pagina dell’Italia degli anni ’70, gli anni di piombo. La shoah viene citata per un attimo, in poche pagine, ma colpisce in modo duro. Riccardi è un alto ufficiale dei carabinieri e dalla sua penna provengono sia noir che libri sulla Shoah. In la notte della rabbia i due filoni si fondono. Il colonnello Leone Ascoli, protagonista del romanzo, può divenire strumento della nemesi. In una frase Riccardi chiude il conto con la storia … quando ad Auschwitz arrivarono i russi. Non cede al revisionismo storico cui è facile strizzare un occhio.

Il 27 gennaio è la giornata della memoria in tutto il mondo. Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 27 gennaio venne scelto perché in quel giorno del 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del maresciallo Konev arrivarono al campo di concentramento di Auschwitz, liberandone i superstiti. Nella risoluzione ONU si ricorda esplicitamente …one third of the Jewish people, along with countless members of other minorities... Insieme ai 6 milioni di ebrei, i 10 milioni di rom, sinti (zingari di diversa origine) e altre minoranze.

In Italia si è discusso se la giornata della memoria dovesse essere il 16 ottobre o il 27 gennaio. La legge 211 del 2000 stabilisce:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere

È difficile, se non impossibile parlare della Shoah. È difficile solo immaginare, si dovrebbe stare in punta di piedi, si dovrebbe stare in silenzio, ma si deve parlare. Si deve trovare il coraggio di ricordare. Si devono trovare le parole… in modo particolare nelle scuole...

Le parole di Primo Levi sono un monito ineludibile:

 Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

*Roberto Riccardi, La notte della rabbia, Einaudi, Stile Libero, 2017