IL LIBRO. “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci: l'Isola dei Florio e le radici di Bagnara

IL LIBRO. “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci: l'Isola dei Florio e le radici di Bagnara

AUCI

La scrittrice siciliana Stefania Auci apporta un notevolissimo contributo alla storia economica meridionale con il romanzo “I leoni di Sicilia” della casa editrice Nord. Lo scritto delinea in forma romanzata, il progetto industriale di elevato profilo e di grande attualità, portato a termine dai “bagnaroti” Florio a Palermo tra fine settecento ed inizio ottocento, nel periodo denso di tensioni che vide il finire del regno di Napoli e l’affermarsi dello stato unitario.

La capacità di Ignazio e soprattutto di Vincenzo Florio, quest’ultimo autentico pioniere in quello che oggi definiremmo “settore agroalimentare”, emerge nel dettagliato racconto dell’autrice che, con grande abilità ricostruttiva, delinea, passo dopo passo l’ascesa dell’intera famiglia, di umili origini e per dipiù straniera nell’isola raggiunta per mare, dopo il rovinoso terremoto del 1783 che distrusse il borgo di Bagnara.

Interessante dunque l’opera narrativa in quanto che oltre a contenere una ricostruzione storica accurata degli ambienti e dei personaggi narra in maniera vivace, l’evoluzione di un settore dell’economia siciliana, portato dai Florio al massimo della produttività, in un periodo di forte instabilità politica e di intensi conflitti sociali. L’autrice difatti evidenzia lo sviluppo dell’industria conserviera nell’isola, illustra le intuizioni del capofamiglia mirate al potenziamento delle tonnare nelle isole di Favignana e Formica e alla realizzazione di uno stabilimento industriale per la conservazione del tonno.

Fu il geniale Vincenzo Florio nato a Bagnara il 4 aprile 1799 e morto a Palermo l’11 settembre 1868, ad organizzare un sistema di conservazione del tonno all’epoca pioneristico consistente nella cottura e la successiva asciugatura del pescato in sostituzione dell’antico sistema di salatura e conservazione in barili. E a parte le tonnare, le intuizioni dell’imprenditore si manifestarono anche nella commercializzazione del marsala, e nell’introduzione di un sistema di trasporti via mare che poneva Palermo al centro del Mediterraneo. Descritto come di temperamento inquieto e spregiudicato, come tutti gli innovatori, Vincenzo Florio possedeva la capacità di intuire il nuovo e di assecondarlo, impegnandosi senza risparmio di energie per la realizzazione di progetti che rispetto all’epoca ad egli contemporanea, furono autenticamente “visionari”.

L’autrice peraltro, proprio riguardo ai successi della famiglia calabrese, rifugge dai toni agiografici e pone nel dovuto rilievo anche le angherie e le resistenze che subirono i Florio da parte degli aristocratici siciliani. Questi ultimi difatti, pur avvalendosi dei prestiti di danaro dei ricchi commercianti, per lungo tempo li disprezzarono con gli appellativi di “facchini” e “bagnaroti”, accusandoli sostanzialmente, di essere degli avventurieri sbarcati nella civilissima Palermo in cerca di fortuna. 

Trovano giusta collocazione nel libro anche gli avvenimenti storici che fanno da sfondo all’ascesa della famiglia, questi ultimi, compiutamente illustrati dall’autrice in maniera puntigliosa consentono al lettore di immergersi nella storia del regno delle due Sicilie e di constatare le necessarie “doppiezze” dei rappresentanti di “Casa Florio” nei riguardi del potere sabaudo. Ben delineati non solo i protagonisti Ignazio e Vincenzo Florio, ma anche la capostipite Giuseppina Saffiotti in Florio, legata al passato e desiderosa di restare in Calabria attaccata a un passato che il terremoto aveva irrimediabilmente demolito.

Tutti i personaggi manifestano importanti tratti del carattere e sono realisticamente rappresentati nei dialoghi così contribuiscono a rendere di giusto spessore quello che di primo acchito potrebbe sembrare solo un romanzo storico. In effetti non si tratta solo di questo. Riduttivo sarebbe voler collocare “I Leoni di Sicilia” tra la narrativa storica giacché proprio l’analisi dei protagonisti, le fini descrizioni degli ambienti domestici e di quelli lavorativi in cui si muovono i vari personaggi, conduce verso un brillante affresco storico-psicologico, di quelli che il lettore non dimentica facilmente. Anche il linguaggio utilizzato dall’autrice contribuisce a rendere autentiche le singole storie. E’ un linguaggio colorito e immediato, che talvolta si adombra di sfumature dialettali solo ed unicamente per meglio caratterizzare i passaggi, per rendere realisticamente quella che fu un’eroica avventura. Una lingua rispettosa della storia, calata nella reale dimensione dell’azione, pacata e limpida allo stesso tempo, una forma che si attaglia correttamente alla sostanza della storia senza forzature e senza invenzioni, che lascia libero il lettore di rivivere il passato ma anche di proiettarsi nell’attualità individuando, proprio come fecero i protagonisti della saga, quali direttrici percorrere per un equilibrato sviluppo economico del territorio. Sale, pesce, vino, olio. In un solo termine: industria agroalimentare.
*Stefania Auci, I leoni di Sicilia, ed. Nord, pp. 427, euro 15, 30

**La scrittrice sarà a Reggio alla  libreria Ave domenica 14 luglio.