LA PAROLA e LA STORIA. Junta o giunta

LA PAROLA e LA STORIA. Junta o giunta

aggiunta

Junta o giunta, dal latino iung-ere, unire, atto di congiunzione delle palme delle mani a) per raccogliere l'acqua da una fonte e portarla alle labbra per dissetarsi, b) per misurare e comparare gli aridi (nci desi na junta di ciciri e iddhu mi desi du junti di castagni, gli ho dato una giunta di ceci e lui mi ha dato due giunte di castagne), e poi c) aggiunta al peso: «Eccu un chilu i trippa!» «Scarsu esti!» «Vabbò, cummari, spittati chi nci mentimu a giunta!» Alla fine di  questo dialogo,  all'epoca in cui non c'erano le bilance digitali, la controversia tra la massaia e il macellaio si concludeva con il taglio di un altro pezzo di trippa e l'aggiunta al piatto della bilancia dove c'era la merce; d) aggiunta alle chiacchiere e ai racconti fatta liberamente dal narratore:  cu cunta metti a giunta.  Dal punto di vista del racconto è necessario che sia messa la giunta altrimenti non ci sarebbe narrazione ma cronistoria; l'importante è che il «di più» sia contenuto e continente altrimenti si cade nell'inverosimiglianza.

Sulla patologia dell'aggiungere esiste una novella, mi pare di Boccaccio, in cui un marito mise alla prova la moglie chiacchierona confessandogli, sotto pena di giuramento, che durante la notte aveva «fetato» un uovo, proprio come la gallina; la donna subito comunicò alla vicina che il marito aveva fatto due uova, e la vicina all'amica che l'uomo aveva fatto tre uova, e l'amica alla zia che le uova evacuate erano quattro: «Alla fine della giornata, - dice lo scrittore – il poveruomo aveva fatto almeno cento uova!»

e) Ma esistono i verbi derivati juntari, accorrere, anche con significato di «portare con sollecitudine», e jungiri, sopraggiungere, declinati soprattutto al passato remoto: sentimmu buci e juntàmmu (abbiamo sentito grida e siamo accorsi), «Ndai nu tràpanu?» «Si!» «Mi lu poi juntari chi no nd'aju la machina mi vegnu mi mi lu pigghiu?» («Hai un trapano?» «Si!» «Me lo puoi portare che non ho la macchina per venirmelo a prendere?», ma in questo caso va bene anche «Mi lu poi llongari?», me lo puoi allungare) quandu jungìa eu stavanu mangiandu (quanto sono sopraggiunto io stavano pranzando) e il maschile juntu, salto, passo ampio e fatto di corsa: la chiumara iva d'un capu a n'atru ma iddhu cu nu juntu la passau senza mi si bagna (la fiumara andava da una sponda all'altra ma lui con un gran salto la ha attraversata senza bagnarsi).

Giuntari significa anche riattaccare i due capi spezzati di un laccio che si è rotto, aggiungere un altro pezzo ad un legaccio troppo corto.

Giontarsi in napoletano, analogamente al castigliano juntarse, significava riunirsi con altre persone all'interno di una istituzione: «Genoino … informò il Collaterale … e perciò non intendeva più giontarsi con detti nobili» (Nota di interrogazioni fatte a' 3 d'agosto 1621 al Genoino, in Giulio Genoino, Memoriale del carcere al re di Spagna, Firenze MMXII, p. 56).