LA RECENSIONE. Del sangue e del vino, Ettore Castagna, Rubbettino

LA RECENSIONE. Del sangue e del vino, Ettore Castagna, Rubbettino

castagna

„Nino, ci sono quelli che il prete ha sempre ragione, il papa e’ santo e non si tocca, il barone e l’imperatore li manda Dio.“ (pag.197)

Il romanzo racconta la vita degli abitanti di Selenu, un paese della Calabria Greca del Seicento, costruito alla confluenza di due fiumare: una somma di „timpe“ a cui si aggrappano le misere abitazioni di pastori e contadini al servizio di un barone. Questi possiede un vasto territorio che comprende i pascoli ed i campi intorno alle fiumare della zona ed appare in paese solo quando c’e’ da incassare il frutto del sudore altrui, per poi sperperarlo in divertimenti.

Chi invece risiede stabilmente a Selenu e’ il figlio dello „scarparo“, Don Monorchio, che ha avuto il privilegio di studiare a Napoli a poi la sfortuna di tornare a fare il „previte“ in paese, nella grande miseria che quotidianamente gli ricorda le proprie umili origini. A lui che puo’ vantare addirittura un incerto quanto lontano legame di parentela col Vescovo di Gerace!

Pastore di anime che sembra non averne una propria, il sacerdote disprezza profondamente i fedeli e tradisce il proprio magistero anche attraverso una famiglia clandestina creata con la perpetua, dalla quale ha avuto un figlio che fa il „camposantaro“.

In paese c’e’ un terzo rappresentante del Potere: Ciccu Rromeu che, oltre alle greggi ed alle altre proprieta’ del barone, gestisce il lavoro, la giustizia e l’ordine pubblico a Selenu. Forte del suo prestigio - basato sul metodo „Pagura guarda vigna e nno sipala“ - si puo’ concedere ogni tanto momenti di umanita’, come quando si mostra nelle vesti di padre preoccupato per la figlia che non riesce a sgravare.

Ma il moto di simpatia di chi legge si infrange subito contro la certezza che egli rappresenti il progenitore di quella „malerba“ che infesta ogni nostra contrada, nonostante le molte mani di vernice - anche letteraria - che le si passano sopra.

In quel periodo storico, il Meridione d’Italia si trovava sotto il governo della Spagna, ossia del piu’ strenuo e feroce difensore dell’ordine costituito nel Medioevo: Santa Madre Chiesa rappresenta il volere di Dio e tutti obbediscono ciecamente - pena il rogo!

In un’Europa sconvolta dalla Riforma di Lutero, questa e’ la priorita’ assoluta. Parafrasando il futuro Gattopardo, si potrebbe dire: „Bisogna che nulla cambi, che tutto resti come prima!“
Ed a cio’ si adeguano anche i rappresentanti della Casa Reale, seppure i soldati spagnoli appaiano molto raramente a Selenu, come, ad esempio, quando si tratto’ di punire il sacerdote - che si ostinava ad officiare secondo il rito greco - strappandogli la lingua coi ferri e lasciandolo morire dissanguato.
Oppure ora che si tratta di ristabilire l’ordine, catturando un „pericoloso“ latitante di 17 anni che ha osato opporsi ad un sopruso e vendicare un oltraggio alla propria madre.

Sono passati oltre 350 anni dai tempi in cui e’ ambientato il romanzo, e la Calabria di oggi e’ ovviamente ben diversa, avviata com’e’ a colmare il gap con il resto dell’Europa. Ma a voler guardare oltre la superficie delle cose, si possono riscontrare delle similitudini, addirittura dei paralleli che forse possono fornire degli stimoli per riflettere - ognuno singolarmente e poi anche come comunità.