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RC. Muti ai calabresi: spiccate il volo verso le stelle. ARITO

RC. Muti ai calabresi: spiccate il volo verso le stelle. ARITO

Riccardo Mutidi AURELIA ARITO - Persino Muti si commuove. Lui, uno dei Maestri d'orchestra più importanti del mondo, abituato a confrontarsi con platee smisurate, ha svelato in una smorfia del viso l'emozione dell'uomo.

E' un viso austero il suo, i tratti decisi e duri, quelli dei "terroni". Ascolta le parole di Angelica (lette dal prof. Lamberti Castronuovo), giovane musicista reggina, non ancora maggiorenne, che ricorda con parole d'affetto l'esperienza di vita resa possibile dal Maestro quando ha diretto la banda di Delianuova.

Riccardo Muti sale in cattedra e diviene un vulcano, ma con naturale umiltà. La sua è la semplicità di chi nella vita ha lavorato duro, l'ironia di chi la affronta senza presunzione. «Non ho niente da insegnare – esordisce – e la mia non sarà una lectio magistralis». Muti racconta la sua vita, le sue origini napoletane, la vita a Molfetta, il trasferimento a Milano, dove veniva etichettato come “il terrone moretto”. Il sud ricorre in ogni parola, come orgoglio. «La mia formazione è avvenuta al sud – ha raccontato – non nelle orchestre di Londra, Berlino o Vienna, ma nel corso della vita di tutte queste orchestre sono diventato membro onorario». Un invito a credere nella ricchezza del sud e della nostra terra, nell'Aspromonte, che di aspro ha ben poco, perché è da qui, da queste montagne, che si può spiccare il volo verso le stelle.

Una lunga carriera piena di riconoscimenti la sua, ma il conferimento della laurea honoris causa nella città di Reggio ha il sapore di riscatto per chi ha saputo volgere lo sguardo su una terra troppo spesso martoriata. L'uomo, prima del direttore d'orchestra, secondo cui la musica non solo forma, ma salva. E' quando questo potere magico icontra i giovani di Calabria l'alchimia diviene perfetta. Quei giovani spesso vittime inconsapevoli delle regole dure a cui la periferia li obbliga. E' a loro che il Maestro Muti ha dedicato, nel corso degli ultimi anni, tempo e attenzione. Risale al 2006 quel primo incontro con giovani musicisti dell’Aspromonte, i ragazzi della banda di Delianuova (portata nel 2008 sul palco del Festival di Ravenna), da allora si è scatenato un vero e proprio “effetto Muti” che in Calabria ha fatto imbracciare il clarinetto, il flauto o la tromba a migliaia di giovani.

Il merito particolarissimo di Riccardo Muti consiste nell’aver saputo cogliere e valorizzare quanto di prezioso contengono anche le esperienze più neglette e periferiche. Da quel momento in poi, Muti ha esportato in Italia e nel mondo la faccia buona della Calabria, quella che si fonda sulla bellezza e sulla forza educativa della musica. Ne è convinto anche il rettore Salvatore Berlingò che, nella sua prolusione, condivide quanto sostiene da tempo il Maestro Muti: «essere l’incanto della bellezza, come quello della musica, capace di e-ducare, ossia di condurre in alto, non solo addestrando e istruendo, ma, alla fine, anche riscattando ogni possibile deficienza della vita in comune».

E così l’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria, ha riscontrato nella vita e nei comportamenti del Maestro, quegli elementi essenziali, tipicamente meridionali, tali da riconoscergli le caratteristiche di grande comunicatore delle politiche d’area mediterranea, fino a conferirgli la Laurea honoris causa.
Ricordando, nella laudatio academica, le linee principali della vita e delle attività del Maestro, il prof. Carlo Gelosi ha sottolineato «l’alto profilo di messaggero della cultura musicale italiana che il Maestro ha saputo costantemente testimoniare sia nel nostro Paese che nel mondo». Particolarmente attento alla funzione educativa della musica, il Maestro Muti si è sempre impegnato con energia e autorevolezza nella formazione, anche civile, dei giovani nei più diversi contesti sociali e territoriali. Negli ultimi anni il Muti ha svolto un ruolo importante nella valorizzazione del patrimonio culturale del territorio calabrese. Difesa del patrimonio e della tradizione popolare, nonché promozione della cultura territoriale calabrese.

La laudatio prosegue con Eduardo Lamberti Castronuovo, ma tocca anche le corde emotive nel ricordo dei passi che hanno portato all'avvicinamento di Muti ai giovani calabresi. Non ha dubbi Lamberti sull'importanza del Mestro e sul valore del conferimento della laurea ad honorem. «Credo che nessun politico, - dichiara - letterato o rappresentante della cultura, abbia mai saputo far conoscere al mondo intero, l’identità vera del popolo calabrese, come ha fatto lei, caro Maestro Muti». Lamberti parla con il cuore, riconosce l'importanza della musica nell'unire le persone, anche quelle che nei piccoli luoghi di frontiera, fino a poco tempo fa erano contrapposte. Ne riconosce il valore perché: «chi oggi suona uno strumento di vita domani non ne potrà imbracciare uno di morte».

La cerimonia si è conclusa sulle note della Fanfara dei Carabinieri in concerto con l'Orchestra Giovanile di Fiati della Provincia, in cui sono rappresentati tutti i complessi bandistici dell'intero territorio. Un omaggio al Maestro e all'uomo.

Conferimento laurea