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IL DIBATTITO: Perché no alla Teoria Gender FRANCO

IL DIBATTITO: Perché no alla Teoria Gender FRANCO

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di MARIA FRANCO -

Cara Tiziana,

non c’ero e non dubito che l’atmosfera che hai descritto nel tuo articolo Ecco perché io sposa e madre avrei voluto essere omosessuale sia stata esattamente come tu l’hai raccontata.

Vorrei, però, riprendere una tua affermazione: “E non chiedetemi cosa sia, perché ancora non l'ho capito cosa diavolo intendano questi signori per Teoria Gender”.

Affermazione retorica, naturalmente, perché tu sai bene di che cosa stiamo parlando.

Ma, per chiarezza, proviamo a sintetizzare.

C’è una frase, di Simone de Beauvoir da cui possiamo partire. Femmine si nasce, donne si diventa.

Penso che ci ritroviamo tutte in quest’affermazione (che, in realtà, vale anche per l’altra metà del cielo: maschi si nasce, uomini si diventa). Per farla breve: se appena cinquanta anni fa sarebbe stato quasi scandaloso, alle prossime elezioni, nessuno si stupirà se sarà una donna a guidare la più grande potenza del mondo e, più in piccolo, se io e te vivessimo in un paese dove la cultura e la libertà sono proibite alle donne, faremmo probabilmente le spose e madri, ma non staremmo qui a confrontare, pubblicamente, le nostre idee.

Quindi, che siamo tutti, uomini e donne, prodotti culturali è un dato su cui ben pochi (penso) hanno, oggi, da eccepire.

Il punto è che la teoria Gender non (sempre) si ferma al dato di cui sopra. Ovvero, mi ripeto, alla forte importanza che l’elemento culturale ha nello strutturarsi della persona. Ma, va (talora) oltre, fino a scardinare il dato fisico, come se quest’ultimo non avesse valore. Insomma: non anche, ma solo prodotti culturali.

Quindi, considera sì uomini e donne (come è ormai ovvio e assodato almeno nel mondo occidentale) intercambiabili nel lavoro e nelle molteplici attività umane (un presidente può essere uomo o donna e così un/un’astronauta, un chirurgo ecc. ecc.). Ma considera anche intercambiabile la coppia, uomo-donna, non solo nell’affermazione di un’equivalenza matrimonio – matrimonio omosessuale, ma pure in relazione ad un figlio. E, se un figlio non è frutto naturale di una relazione omosessuale, considera corretto procurarselo con quelle forme pudicamente definite di “gravidanza di sostegno”, che, di fatto, sono “uteri in affitto”.

Non so, cara Tiziana, se tu hai letto gli opuscoli dell’Unar, lo scorso anno diffusi e poi ritirati dal Miur. Per difendere il Gender, quegli opuscoli definivano “uno stereotipo” la famiglia padre-madre-figli, ridicoleggiandola e sbeffeggiandola, in nome del rispetto della diversità.

Che si possa usare male (molto male), il tema della difesa della famiglia tradizionale, (che già detto così bello non fa), non c’è dubbio.

Ma qualche domanda in più sulla teoria del Gender forse è meglio farsela. Partendo, magari, da una frase, molto forte, del papa, che ha detto recentemente: “Il Gender a scuola è colonizzazione ideologica”.