Direttore: Aldo Varano    

REGGIO. Capovilla porta in scena Pasolini al GTF

REGGIO. Capovilla porta in scena Pasolini al GTF

"La religione del mio tempo"di AURELIA ARITO - «Questi versi sembrano scritti ieri e dedicati a noi».

Così Pierpaolo Capovilla commenta la profonda attualità delle parole usate da Pier Paolo Pasolini per descrivere, con spietata lucidità, l'Italia in cambiamento tra il 1958 e il 1959. L'italia del boom economico, dei dominanti disvalori del capitalismo e della corruzione, dell'oblio dei valori della Resistenza e del vuoto esistenziale che ne consegue. Un'Italia che affrontata un radicale cambiamento in senso politico ed antropologico, così attuale nella nostra contemporaneità.

Nasce da qui l'idea di Pierpaolo Capovilla, esponente illustre della scena musicale italiana e frontman de “Il Teatro degli Orrori”, di portare in scena l’opera dell'intellettuale. Dopo oltre 60 tappe in giro per l'Italia, il reading “La religione del mio tempo” arriva a Reggio, al Teatro Cilea nell'ambito del Globo Teatro Festival.
Il teatro è pieno, segno del richiamo intergenerazionale dell'opera di Pasolini. In un'ora e mezza Capovilla interpreta con forza la dialettica pasoliniana tra rabbia ed eticità. È accompagnato al pianoforte e alle “diavolerie elettroniche” da Paki Zennato con musiche di Steve Reich, Scott Walker e dello stesso Zennaro.
La scena è vuota, al centro del palco Capovilla, alle sue spalle uno schermo che proietta l'immagine del suo volto che svela, nelle pieghe del viso, la grande espressività del performer. L'interpretazione e la metrica della rilettura di Pasolini evidenziano il profondo senso di drammaticità del testo.

Il reading è suddiviso in tre atti. Si comincia con “La ballata delle madri”, madri vili, servili e feroci: «Mi domando – recita Capovilla - che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d’esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi?». Segue il poemetto “La religione del mio tempo” in cui si esprime, in un crescendo di rabbia, la contrapposizione tra la “religione” di poveri cristi sottoproletari e “l'irreligiosità” del neocapitalismo. Si chiude con “Una luce”, con gli archi campionati di Walker, da “A Farmer in the City” dedicata a Pasolini, l'immagine di «una povera donna, mite, fine» e l'espressione di Capovilla che si fa dolce e si concede alla speranza quando, con braccia aperte, enuncia gli ultimi versi della poesia: «Ed é tremendo, e dolce: che non c’è mai disperazione senza un po’di speranza».

Nel 40ennale della morte di Pasolini, e per diffondere le sue opere così attuali, è nata l'idea di realizzare un Dvd celebrativo filmando il reading di Capovilla. Per realizzare il progetto si è avviata una raccolta fondi sulla piattaforma Musicraiser. Saranno i contributi liberi degli utenti a finanziare il progetto con l'obiettivo di far uscire il Dvd entro settembre/ottobre.