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Femmina nuda e peperoncino. L'incredibile immagine della Calabria all'Expo

Femmina nuda e peperoncino. L'incredibile immagine della Calabria all'Expo

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di MARIA FRANCO -

“Nutrire il pianeta… ma non c’è bisogno di un’Expo, basta chiedere a una mamma calabrese…”. Cito a memoria e a senso e mi scuso di non poter riportare l’autore di questa affermazione (mi spiace, non lo ricordo), che qualche giorno fa mi ha fatto sorridere. Una presa in giro bonaria di abitudini diffuse, di madri calabre che cucinano per un figlio quanto basterebbe per un esercito.

Chiunque “straniero” abbia avuto un invito a pranzo a casa di calabresi sa che il cibo, per i calabresi, non solo va al là dell’“alimentazione”, ma supera anche quegli elementi di “convivialità”, comuni a tutti i popoli per diventare il senso e il segno di quanto di meglio nella nostra plurisecolare storia abbiamo raggiunto. Il cibo è l’ingegno del coltivare terre seccagne e produrne ortaggi succosi, il tempo passato a seguire la crescita del mandorlo, dell’arancio, del prugno, la genialità di trasformare povere verdure amare in prelibatezze da re, la dignità del “favorite” che chiunque, anche povero, porgerà a chi si presenta alla sua porta ad ora di pranzo, l’amicizia come condivisione quasi sacra del proprio pane e del proprio vino. E cosi via, all’infinito.

Come è possibile che tanta calabra cultura del cibo sia volgarizzata  in un manifesto per l’Expo, che ricalcando quello dell'edizione 2001 del Festival del peperoncino, maltratta doppiamente il bellissimo e notissimo poster di American Beauty?