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Passato e futuro tra i mosaici della Villa romana di Casignana

Passato e futuro tra i mosaici della Villa romana di Casignana

Villa di Casignana   di EMANUELA MARTINO -

Il paesaggio che ti porta a Casignana è quello tipico del litorale ionico.

Il blu intenso del mare a Sud che spezza con il bruciato delle sterpaglie arse dal sole di agosto, il verde sbiadito dell'agave e gli ulivi a macchie.

Ed è proprio qui, al km 82 della Statale 106 che si scopre, tra la vegetazione che riversa sul Mediterraneo, la Villa Romana di Contrada Palazzi, il più importante sito archeologico di età romana in Calabria per il vasto patrimonio musivo scoperto dall'inizio degli scavi nel 1964.

Difficile descrivere a parole la bellezza della struttura che si dipana da Nord a Sud, in un'area di 4700 metri quadrati e che conserva, ben visibile, l'impianto termale tipico delle più ricche case romane: frigidarium, tepidarium,calidarium e sauna.

Con le bocche da forno e i tubi in terracotta, intatti da secoli, idonei a svolgere il compito di scaldare, a dovere, le acque per i bagni.

Ma la magia del posto è tutta nei mosaici, diversi, per forme e colori, che incantano gli ambienti.

I pavimenti, finemente lavorati, conservano una patina di bianco. È la falda acquifera marina, che passando in profondità contribuisce a slavarne il colore originario.

Ma con un pizzico di fantasia, il rosso, il verde, il blu delle meravigliose creazioni degli artisti del tempo, si intravedono tra la miriade di minuscole particelle.

La stanza delle Nereidi è la più suggestiva, con le ninfe del mare in groppa a un cavallo, un toro, un leone e una tigre dalla coda marina.

E poi ancora gli effetti tridimensionali del fondo delle "piscine" per questa casa di facoltosi proprietari, di cui ancora oggi, poco si conosce.

Ma in cui, però, c'è ancora molto da scoprire, tra la necropoli e gli scavi che si attendono nelle zone limitrofe.

Ma si sa la bestia nera dell'archeologia calabrese sono soprattutto i fondi, come di recente è stato ribadito anche per la preziosa Kaulon, una manciata di chilometri più avanti.

Ma non è finita qui, perché la Villa, nella sua zona residenziale, si estende a valle, verso il mare.

La SS 106, che ci passa in mezzo, squarcia il complesso e ne è profonda ferita.

Ma i mosaici, in parte tranciati dalla via del progresso e della comunicazione, sono sopravvissuti.

Nella parte della casa che doveva essere destinata alla vita quotidiana, emergono altri disegni finemente lavorati.

Dopo il Bacco che versa vino sorretto dal Satiro, e i volti della Primavera e dell'Autunno, unici delle "Quattro stagioni" rimasti nella stanza del triclinio, ecco a ovest un pavimento policromo con una suggestiva figura femminile.

Non una dea, ma più probabilmente la prima padrona della casa, costruita nel I secolo D.C. e abbandonata entro la prima metà del V.

Un tesoro, nel cuore della provincia reggina, la Villa di Palazzi, che regala ai visitatori i marmi dell'Asia minore e la sapiente ingegneria dell'antica Roma.

Testimonianza di epoche, abitudini, civiltà che si sono sovrapposte, anche nel giro di pochi secoli.

E chissà quali meravigliose scoperte ancora potrebbero aggiungersi, da Casignana, al patrimonio archeologico e culturale del nostro territorio.

Che se non pecca per qualità dei ritrovamenti, di certo combatte per mantenerne lo stato di conservazione.

E per un sistema efficace che metta in rete tutto il patrimonio artistico locale. Se si riece in questo, e si mantengono alti gli sforzi per non disperdere le ricchezze che la storia ci ha restituito, la Calabria avrà fatto un buon passo per la (ri)costruzione del proprio futuro.