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LETTERA A UN ALTO PRELATO. Paolo e Francesco, l'amore e basta

LETTERA A UN ALTO PRELATO. Paolo e Francesco, l'amore e basta

laeb   di LUCIANO TRIBISONDA -

Ti scrivo questa lettera per farti stare tranquillo, chissà quanta ansia nelle stanze vaticane.

Ti scrivo questa lettera perché immagino lo spavento, l’angoscia che un alto prelato come te può provare.

Ti ho telefonato l’altro ieri, ma la tua fedele assistente mi ha solennemente comunicato che ti trovavi impegnato nelle tue solite orazioni, visto le dichiarazioni degli ultimi giorni presenti su tutte le testate nazionali posso immaginare l’intenzione delle tue preghiere, mi sembra di sentire il tuo grido di supplica al Signore misericordioso che riecheggia nei vuoti corridoi della tua piccola dimora: “libera nos a malo Domine et immundis frocibus”.

Sta tranquillo fratello mio, l’invasione è ancora molto lontana, nessuno ci obbligherà ad indossare le parrucche alla Raffaella Carrà e nessuno organizzerà un attentato arcobaleno al vaticano, non saremo costretti a far leggere ai nostri figli i manuali di taglio e cucito e, addirittura, non saranno costretti, soprattutto i maschietti, ad indossare i tacchi nell’ora di ricreazione per migliorarne la postura.

Mi sono fatto molte domande dopo la lettura attenta dei tuoi saggi interventi, forse nessuno, tra i tuoi eccelsi e strapagati collaboratori ti ha spiegato in realtà che cosa sia la teoria gender, vista da te come il male assoluto o come lo sterco del diavolo da esorcizzare con la paura e le preghiere.

Proverò, fratello caro, in questa mia breve lettera a spiegarti, non me ne volere, che cosa significa gender e di che cosa si tratta quando si parla di “genere”; partendo inoltre dal presupposto che esistono manuali che ne parlano sin dal 1970.

Basta in fondo leggere Wikipedia o se non riesci a disattivare il filtro di censura, presente immagino in tutti i computer “vaticani”, proverò a stilare un elenco delle più solide e interessanti argomentazioni presenti in questa teoria.

Gli studi di genere o gender studies, non riguardano l’orientamento sessuale ma riguardano l’identità di genere, pensa amico mio che ancora non si è giunti ad una piena comprensione dello sviluppo dell’identità, per questo tali teorie risultano utilizzate anche da alcune correnti della sociologia che studia appunto il percorso mediante il quale un individuo percepisce il proprio genere, ovvero lo sviluppo della consapevolezza che fa dire ad ognuno di noi : “io sono uomo o io sono donna”.

Bisogna fare molta attenzione poi, fratello caro, alla differenza che intercorre tra i termini ruolo e sesso, non voglio mettere molta carne al fuoco ed è per questo che mi limiterò a dirti che sesso non significa genere e che l’identità va ben oltre, mio caro amico, da tutte queste categorie, puoi dormire quindi sonni tranquilli fratello caro e non preoccuparti: l’orientamento sessuale non dipende né da te e né da me.

In realtà non capisco, amico mio, il perché di tanta paura, te lo voglio dire chiaramente, in tutta onestà non vedo niente di male nei vari e possibili orientamenti sessuali; non vorrei scandalizzarti ma non mi importa un fico secco con chi va la gente a letto.

Mi hanno sempre insegnato che le persone sono create in libertà e che la persona, intesa come “mare di infinite possibilità e novità” è libera di sviluppare la propria personalità, è libera d’amare indipendentemente dal veto degli uomini in vestaglia.

Pensaci bene a quanto dolore si possa celare dietro l’accettazione di un orientamento che, anche essendo totalmente “normale” e naturale viene visto, anche per colpa dei vostri proclami, come una possessione diabolica o come un qualcosa da distruggere o finanche curare.

Ho conosciuto da vicino molte coppie arcobaleno, ed ho parlato con loro di cosa significhi vivere una quotidianità che per molti può sembrare anormale.

Mi hanno raccontato che sono come qualsiasi coppia e che anche loro fanno fatica a pagare il mutuo a fine mese.

Mi hanno raccontato che come qualsiasi coppia hanno discussioni, momenti accesi di confronto, ma che poi il giorno dopo ritrova il sereno magari con un abbraccio, per dirlo alla maniera del tuo grande capo: volano i piatti il giorno prima per poi fare pace il giorno dopo.

Ritengo siano ben altri i problemi, non ti parlerò della fame del mondo o delle guerre, non è questo l’argomento della lettera, ma dell’arretratezza culturale e politica del mio paese, uno dei pochi in tutta Europa a non avere una legge riguardante le unioni civili.

Permettimi se mi arrabbio un poco nel sapere per esempio che molti miei connazionali sono costretti ad espatriare per veder riconosciuto il proprio amore, perche poi in fondo di questo si tratta, nessuno vuole il tipico matrimonio in chiesa, immagina la confusione per chi deve indossare il velo, si tratta solo di permettere l’amore, riconoscere un amore che è splendido proprio perché illuminato dalla “differenza”.

Credo, o almeno spero amico Angi, di essere stato minimamente esaustivo con questa mia breve lettera e non me ne volere inoltre se, nel concludere questa missiva, il mio pensiero andrà ai miei due cari amici Paolo e Francesco che forse per te finiranno all’inferno ma che per me, semplice cantastorie, si amano di un amore vero e autentico da molti anni … questa lettera è anche per voi … restiamo umani.