IL LIBRO. Corpo estraneo: quasi una recensione con la complicità dell’autrice Annarosa Macrì

IL LIBRO. Corpo estraneo: quasi una recensione con la complicità dell’autrice Annarosa Macrì
corpo estraneo   Capita qualche volta che le copertine parlino. E questa di "Corpo estraneo" di Annarosa Macrì (Rubbettino, 2017), rossa come la "passione di essere al mondo", avrebbe detto Pasolini, parla attraverso un corpo. È ritratto di spalle, ha sulla pelle le incrinature degli anni e delle sofferenze, è dentro una vasca da bagno, è svestito, ed è, dunque, indifeso, disarmato, nudo dentro. Come Bianca, la protagonista del lungo racconto, che comincia proprio mentre lei, indifesa e nuda, dentro e fuori, sul lettino di uno studio medico, si sente diagnosticare la presenza di un "corpo estraneo" che è cresciuto dentro di lei, forse un tumore. Da eliminare, anzi "da partorire". "Tutto quello che mi fa soffrire, io lo partorisco", dice Karoline von Günderrode, una delle poetesse più amate da Bianca, che fa la giornalista e sa che "partorire" vuol dire "scrivere".

Così scrive Bianca ripercorre, scrivendola, la sua vita di donna a cavallo di due secoli e di due mondi, un Sud estremo, colto nel momento in cui si fa lambire dal boom economico, che è poi soprattutto boom edilizio, e un Nord investito, siamo in pieno Sessantotto, dalla illusione di una rivoluzione possibile, fino al crollo del secolo breve e del sogno di una possibile felicità, individuale e sociale.

Entro questa cornice temporale, Bianca ragazzina scappa dalla sua città "dagli amori in salita", Reggio Calabria, e va a Milano, a studiare all'Università Cattolica, si sposa, ha un figlio, lavora e non torna più indietro, sentendosi sempre, da donna, da madre, da giornalista un "corpo estraneo" essa stessa, e, per questo forse, perennemente infelice, ma, certamente, libera. E nella condizione ideale di raccontare, di fare la giornalista, e, perché no, la  scrittrice.

Chiedo ad Annarosa: Macrì, ("ma non mi definisca 'scrittrice', si schernisce, io sono solo una che scrive"), quanto ci sia di autobiografico in questa storia. "Tutti i romanzi, anche quelli ambientati in luoghi e tempi diversissimi dall'esperienza esistenziale dei loro autori, sono autobiografici, così come i libri dichiaratamente autobiografici, non lo sono per nulla. Bianca mi assomiglia, ha visto i miei stessi paesaggi, ha incontrato le stesse persone che io ho incontrato, ma, certamente, non sono io. Io sono solo una che racconta".

E racconta attraverso le storie e gli incontri con tante altre donne, che la sollecitano e la interrogano (ogni capitolo ha il nome di una donna) e che rappresentano l'eterna rete femminile di complicità e sinergia che ha sempre caratterizzato il mondo delle donne, e che, tra la seconda metà del Novecento e il nostro secolo, ha conosciuto la più profonda rivoluzione culturale della sua storia.

Un libro femminista, allora? "No, non sono stata mai femminista, dice Annarosa Macrì, anzi alcune conquiste delle donne nel campo della politica e dell'imprenditoria mi inquietano profondamente, perché, nonostante le belle parole e le buone intenzioni, le donne non hanno saputo costruire un modello di gestione del potere diverso da quello maschile. Forse era impossibile, non lo so...".

Un libro molto contemporaneo, però, nel quale tutte le donne potranno riconoscersi e nuovo anche nel panorama della letteratura calabrese. Perché la Calabria è fortissimamente presente nella storia, ma è priva di qualunque connotazione antropologica o, peggio, folkloristica. È un pezzo di provincia del Sud simile a molte aree periferiche italiane, anche del Nord, un pezzo d'Italia che ha fatto l'Italia così com'è, anzi com'era, prima che la globalizzazione provasse ad asfaltarne diversità e caratteristiche.

"Corpo estraneo" è il libro forse più complesso della bibliografia della Macrì, che, con "Da che parte sta il mare" (Rubbettino, 2013), premio Moncalieri per la narrativa 2014, ha lasciato la strada del racconto giornalistico delle "vite degli altri", per diventare, attraverso il racconto della sua, cronista delle contraddizioni del suo tempo, e per "mettere una virgola" avrebbe detto il suo maestro, Enzo Biagi, "alla storia del mondo".

*Annarosa Macrì, Corpo estraneo, Rubbettino, 2016. 15 euro.