"Due casi - aggiunge - che testimoniano in maniera molto significativa la lontananza siderale di valori, principi e priorità tra noi e loro. Mi riferisco alla votazione dei consiglieri comunali dei 5stelle a Roma a favore dell'intitolazione di una strada ad Almirante, colui che è stato segretario di redazione del 'Manifesto a difesa della razza', figura centrale del regime fascista. Neanche Alemanno era arrivato a tanto. Né vale la retromarcia tardiva della sindaca Raggi: il voto in aula resta, la macchia è ormai indelebile.
E ancora, in modo predatorio, è stato sospeso il bonus per i ragazzi finalizzato a spese culturali, introdotto nella passata legislatura per promuovere la diffusione della lettura e della fruizione culturale fra le giovani generazioni. Per non parlare della decisione del ministro alle Infrastrutture Toninelli di chiudere i porti, un atto di barbarie di cui finanche si vanta".
"Sulla base di cosa, dunque - conclude Magorno – avremmo dovuto dialogare con il movimento? Quali i presupposti politici? Nessuno, proprio nessuno. Rivendichiamo con orgoglio la nostra diversità e decliniamola nel nostro agire".