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La cultura, il voto e il crollo della sinistra

La cultura, il voto e il crollo della sinistra
Ormai non se lo ricorda quasi piu’ nessuno ma non molto tempo fa Thomas Piketty con il suo ‘’Capitale nel Ventunesimo secolo’’ face sobbalzare i cuori della sinistra in tutto il mondo. Un grande successo editoriale e politico, al quale oggi fa seguito uno studio sorprendente (fino a un certo punto, pero’) che fara’ pensare, discutere e ovviamente polemizzare.

  Analizzando i risultati elettorali negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia Piketty parla, infatti, di un ‘’rovesciamento completo della frattura dell’istruzione’’. Cioe’: prima gli elettori piu’ istruiti votavano per la destra, parliamo degli anni ’50 e ’60, mentre ora – piu’ o meno dal Duemila in avanti -  l’andamento e’ completamente all’opposto. Piu’ alto e’ il livello dell’istruzione e piu’ alto e’ il voto a sinistra.

  Lo studioso prende in esame il voto dei laureati e rileva come nella seconda parte del secolo scorso erano appunto i meno istruiti che votavano per i Democratici o i Laburisti. Con il passare del tempo questo gap si e’ chiuso, e’ passato a zero negli anni ’80 ed e’ poi diventato positivo nel primo decennio del Duemila. Uno spostamento enorme dei comportamenti elettorali, un rovesciamento storico che segnala come le elite (inevitabilmente minoritarie) votano a sinistra mentre la popolazione meno istruita tende a non votarla piu’.

  Questa lettura e’ utile anche per l’Italia dopo le votazioni del 4 marzo, soprattutto se messa in relazione con una recentissima indagine del CENSIS, secondo la quale la percentuale di italiani favorevoli all’uso privato delle armi da fuoco e’ indirettamente proporzionale al titolo di studio: supera il 50 per cento in chi ha solo la licenza media e diminuisce tra diplomati e laureati.Il che indurrebbe a dire che i meno istruiti fanno il tifo per la giustizia personale rispetto a chi ha qualche risorsa culturale in piu’. Ma e’ evidente che siamo difronte ad una semplificazione che non puo’ prevalere sulla irriducibile forma di complicazione che e’ invece la realta’. E la realta’ ci dice due cose: battaglia culturale e battaglia politica o camminano assieme, addirittura sono l’identica cosa, o non ne escono piu’ nessuna delle due, cioe’ politica e cultura.

  Piketty e il Censis possono, pero’, modellare la realta’ come vogliono ma se la sinistra italiana – tanto per restare nei nostri confini – si ridurra’ ad essere solo la sinistra dei Parioli o di via Montenapoleone molta strada non ne fara’. Se non diventa, se non ritorna cioe’ ad essere, la sinistra di via Popilia o del Corvo ne avra’ voglia di essere la terra dei laureati o dei senza paura!

  Sull’altro lato della destra governativa dovranno pure stare attenti al non governo degli spiriti selvaggi lasciati in liberta’ o alimentati giorno dopo giorno da nuove spinte allarmistiche ed odiatrici,perche’ questa domanda inevitabilmente salira’, crescera’ e chiedera’ sempre risposte d’ordine e di pugno di ferro impossibili a darsi in democrazie complesse come quella italiana.

  L’obiettivo – questa la conclusione - non puo’ essere un paese minoritario di pariolini o maggioritario di picchiatori duri e puri: prima o poi questa bolla esplodera’ e li’ sara’ il bello o il brutto che dir si voglia.