CALABRIA. LSU/LPU: la proposta del Centro Studi di Politiche Economiche e Territoriali del Dipartimento Pau - Uni Mediterranea

CALABRIA. LSU/LPU: la proposta del Centro Studi di Politiche Economiche e Territoriali del Dipartimento Pau - Uni Mediterranea
Riceviamo e pubblichiamo:
 

Il Centro Studi di Politiche Economiche e Territoriali del Dipartimento Pau dell’Università Mediterranea di
Reggio Calabria nell’ambito della sua attività di ricerca finalizzata ad individuare politiche di intervento
efficaci per agire sulle emergenze calabresi e a valutare i risultati di Politiche, Piani e Progetti ha studiato il
caso della stabilizzazione del bacino dei Lavoratori Socialmente Utili in Calabria ed ha elaborato una
proposta per risolvere in maniera radicale il problema.
Il bacino dei lavoratori socialmente utili su cui intervenire per la stabilizzazione è oggi quantificabile in 6191
unità (4.967 - LSU/LPU; 864 - L.R. 15/2008; 310 lavoratori ex somministrati L. R. 28/2008). L’età media di
questi lavoratori si colloca intorno ai 50 anni e quindi si ha mediamente una vita lavorativa residua di 15
anni.
Una stabilizzazione diretta con ingresso diretto nella PA amministrazione appare problematica a fronte di
una carenza di risorse degli enti locali e di un quadro normativo che poni numerosi vincoli. Il risultato
dell’azione congiunta di questi due fattori è che di anno in anno si è rimandato il problema finanziando il
prolungamento di un progetto che ormai dura dal 1998.
Dal Tavolo Governativo è certo difficile che si possano trovare soluzioni nel senso della stabilizzazione
dell’intero bacino, l’esito probabile sarà quello del reperimento di risorse per il mantenimento di uno status
quo che è deleterio sia per i lavoratori che rimangono in un limbo di inaccettabile incertezza, sia per le
casse pubbliche che impiegano risorse con l’obiettivo semplicemente di tamponare delle emergenze.

La proposta del Centro Studi è quella immaginare una soluzione definitiva del problema che si traduca
contemporaneamente in un risparmio di Risorse Pubbliche.
L’idea che il Centro Studi ha sviluppato, corredandola di un piano industriale, è quella di creare una Società
in House fra la Regione Calabria e i Comuni Calabresi che prenda in carico, assumendoli, i lavoratori del
bacino e li utilizzi poi, con contratto di somministrazione, a tutti gli enti pubblici calabresi, che per questo
servizio pagheranno un corrispettivo. Si otterrebbero così tutta una serie di vantaggi, si assumerebbero a
tempo indeterminato i lavoratori, si migliorerebbero i servizi dei comuni e degli enti pubblici che
potrebbero far fronte ad esigenze reali “prendendo in affitto” i lavoratori senza incidere sugli equilibri di
bilancio, si liberebbero risorse oggi utilizzate per pagare le indennità di questi lavoratori.

Ovviamente, per evitare che questa Società diventi un nuovo carrozzone, occorrerebbe inserire nello
statuto il divieto di assunzione di nuovo personale esterno al Bacino degli LSU/LPU e una durata massima
della società di 20 anni, periodo sufficiente a far andare in pensione gli ultimi lavoratori.
Per una soluzione completa del problema occorrerebbe risolvere il nodo previdenziale dei lavoratori, oggi
in gran parte senza copertura, ed in questo senso il Tavolo Governativo può dare risposte. Si tratterebbe di
concedere una contribuzione figurativa a tutti i lavoratori del bacino in modo da dare certezze
pensionistiche a tutti, individuando quelli che con forme di mobilità lunga possono transitare alla pensione,
contribuendo in questo modo allo svuotamento del bacino.
Queste due misure sono in grado, se attuate, di risolvere quello che ormai è diventato un problema atavico.
Lo studio integrale sarà diffuso agli organi di stampa nei prossimi 10-15 giorni.
Alla fine della prossima settimana Il Centro Studi presenterà i risultati di un nuovo studio che consiste in un
Fact Checking sui documenti preparatori della Programmazione Regionale 2014-2020 e in un valutazione
economica delle proposte di intervento in essi contenuti.