RC. Riparte il progetto di giustizia riparativa: intesa tra CSV ed Ufficio esecuzione Penale Esterna

RC. Riparte il progetto di giustizia riparativa: intesa tra CSV ed Ufficio esecuzione Penale Esterna
Riceviamo e  pubblichiamo:
 

Tecnicamente si chiama giustizia riparativa ed è una occasione che viene offerta ai soggetti autori di reato, diversi da quelli associativi e di grande allarme sociale, che si vogliono riabilitare di farlo anche aiutando gli altri, attraverso un servizio alla comunità volontario.
Emilio Molinari, Dirigente dell’UEPE(Ufficio Esecuzione Penale Esterna del DAP) e Mario Nasone, presidente del Centro Servizi al Volontariato Dei Due Mari, si sono incontrati ed hanno deciso di riprendere il progetto di giustizia riparativa già sperimentato negli scorsi anni in forza di protocollo d’intesa stipulato tra i due organismi. Una attività quella svolta nella provincia di Reggio che aveva registrato risultati lusinghieri tanto da essere stata considerata a livello nazionale dal sistema di CSV Net una buona prassi da esportare anche in altre realtà del paese. Una sperimentazione che assieme ad altre che si stanno realizzando in Italia può anche dare un contributo al dibattito politico che si è aperto sui temi del carcere,delle misure alternative, del contrasto alla recidiva. Un dibattito che non si limiti a decidere modifiche della legislazione , amnistie ed indulti, ma si spera porti a ripensare il concetto stesso di pena riportandolo allo spirito dell’art. 27 della Costituzione ed alla sua funzione non solo afflittiva ma anche rieducativa.
La spinta a riprendere questa esperienza è venuta soprattutto dal Tribunale di Sorveglianza e dal suo nuovo Presidente Vincenzo Pedone, il quale crede fortemente nella valenza educativa e risarcitoria di questa modalità di esecuzione della pena. La Magistratura di Sorveglianza infatti la prevede con sempre maggiore frequenza per i soggetti che chiedono una misura alternativa alla detenzione, in particolare l’affidamento al servizio sociale,un beneficio che viene dato richiedendo –oltre all’impegno lavorativo e familiare- anche una qualche forma di impegno verso le vittime del reato o comunque a favore della collettività. Un servizio di volontariato che li metta a contatto, attraverso le associazioni di volontariato e del terzo settore, con i più deboli ed i sofferenti (anziani, disabili, poveri), nella tutela ambientale del territorio e attraverso il quale essere stimolati a comprendere non solo il proprio errore, ma qualcosa di sé stessi. Per mettersi in discussione e recuperare i valori autentici della vita.
Se chi ha sbagliato – in particolare i più giovani- entra in contatto con le persone più deboli non imparerà qualcosa solo da loro ma anche dall’esempio di chi li aiuta come volontario:capirà che esistono altri modelli di riferimento, non solo quelle che un tempo si chiamavano le cattive compagnie. Per cambiare e non solo espiare una pena. Se funziona sarà un elemento –assieme ad altri- per la Magistratura e per il servizio sociale di verificare la reale volontà di ravvedimento dell’autore del reato e quindi decidere per l’estinzione della pena.
Riparare evoca la necessità di ricucire un rapporto con la comunità che si è lacerato a seguito della commissione del reato. L’illegalità è una vera e propria rottura del patto di cittadinanza tra reo e società, un patto che va ristabilito attraverso una condotta di vita e dei comportamenti consequenziali.
Il protocollo sottoscritto tra UEPE e CSV garantisce una corretta azione di integrazione tra i due organismi ed in particolare la formazione,il coordinamento degli interventi, il supporto degli operatori dell’Uepe alle associazioni che aderiranno al progetto e che saranno iscritte ad un apposito Albo. Una novità di questa nuova fase del progetto è l’adesione anche degli altri Enti del terzo settore che è arrivata attraverso il portavoce Luciano Squillaci che ha invitato i vari Enti aderenti a collaborare a questa attività di grande rilievo sociale.
Una attività importante a sostegno di questo progetto è quella che si realizza ogni anno all’interno della casa circondariale di Reggio Calabria con la Direttrice Maria Carmela Longo la quale organizza periodicamente assieme al CSV ed al Tribunale di Sorveglianza incontri su questo tema, favorendo la partecipazione oltre che di Magistrati e di personalità religiose anche di familiari di vittime della ndrangheta. Incontri importanti per fare maturare nei detenuto una coscienza critica e spingerli in percorso personali di ravvedimento che per alcuni possono trovare sbocco anche nell’adesione ai percorsi di giustizia riparativa.
MARTEDI 3 DICEMBRE ALLE ORE 16 C/O LA SEDE DEL CSV DI VIA FRANGIPANE E’ STATO PROGRAMMATO UN INCONTRO CON LE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO E CON GLI ORGANISMI DEL TERZO SETTORE CHE ADERIRANNO AL PROGETTO

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