Anche quest’anno 1 Dicembre ricorre la “Giornata Mondiale di lotta all’AIDS” e così ci ricordiamo che l’Aids “esiste”, e purtroppo anche nella nostra città, nonostante noi viviamo come se non dovesse interessarci o ancora peggio non ci dovesse toccare.
Non vogliamo parlare dell’Aids per essere ripetitivi o monotoni e non vorremmo parlarne solo il 1 dicembre di ogni anno ma è un segnale a cui bisogna dare attenzione, se è vero che ancora oggi in Italia e nel mondo molti contraggono l'infezione da HIV: solo nel 2012 sono stati più di 3.800 i nuovi casi diagnosticati in Italia ! E quanti sono coloro che hanno contratto l'HIV e non lo sanno ancora, perché non hanno pensato di sottoporsi al test ?
Se in Italia se ne parla poco ancora di meno si parla dell’Aids in Calabria, ed allora la domanda èl perché questo silenzio? A volte si vede l’Aids come un ricordo lontano di fine anni 90 dove le persone colpite del virus facevano manifestazioni pubbliche per essere riconosciuti nella loro dignità di persone.
E ancora: chi è la persona affetta da AIDS? Non un omosessuale, non un tossicodipendente, ma una persona che ha il diritto di essere compresa, ed accettata, una persona che come tutti noi ha bisogno di sentirsi parte di una comunità, una persona che si porta addosso il peso di questa patologia, che ritorna ogni volta alla mente, quando è il momento di prendere la terapia, quando è il momento di fare gli esami e sperare che i valori non siano alterati, una persona che ha forse il bisogno di raccontarsi e sentirsi come tutti gli altri.
L’aids non è solo una malattia dal punto di vista “medico” come abbiamo più volte detto, ha un dimensione sociale importante e significativa, per cui forse non se ne parla perché lo stigma ancora è molto forte e la persona ha paura di essere emarginata, esclusa. Eppure è chiaro a tutti che l’aids è una malattia dove la dimensione umana diventa importante almeno quanto quella della cura medica.
A Reggio Calabria da ormai 18 anni, grazia all’impegno della Piccola Opera Papa Giovanni, delle Suore di Maria Bambina e della Caritas Diocesana, è presente sul territorio “Casa Don Italo Calabrò”, un piccolo segno nel cuore della città che si pone come obiettivo quello di dare un’accoglienza umanamente calda ed allo stesso tempo dignitosa a persone che colpite dal virus sono rimaste prive di qualsiasi tipo di sostegno compreso quello familiare.
La casa vuole anche essere un luogo di incontro e di costruzioni di relazioni importanti per quanti vengono accolti ma anche per quanti decidono, volontari ed amici, di condividere il percorso di vita di Casa Don Italo, l’incontro con la persona nella sofferenza è sempre motivo di riflessione profonda e spesso di cambiamento.
E’ importante, ed utile per tutti, diffondere più informazioni possibili, circa l’AIDS, perché se da una parte, è comprensibile il desiderio di tutelare se stesso, dall’altra è importante riuscire a rompere le barriere fatte di paura dovute anche alla diffusione della cattiva informazione.
L’impegno da rinnovare in questa giornata Mondiale di lotta all’Aids deve essere quello di tornare a parlarne, perché solo se ne parla in maniera responsabile sarà possibile evitare comportamenti che mettano a rischio, inoltre parlarne è utile per superare il rischio della indifferenza e per abbattere i pregiudizi che tendono ad allontanare le persone che pur non vivendo le situazioni devastanti della malattia che si vivevano in passato, rischiano di vivere la propria condizione senza una rete relazionale di supporto e di vicinanza affettiva.
RC. Giornata mondiale di lotta all'AIDS, Piccola Opera Papa Giovanni: l'AIDS esiste ancora
Riceviamo e pubblichiamo: