CS. Caporale (Garante Regionale Mozione Civati): Primarie e partecipazione

CS. Caporale (Garante Regionale Mozione Civati): Primarie e partecipazione
Riceviamo e pubblichiamo:
 

È stato fatto di tutto per rendere repulsivo lo strumento delle primarie, vero mito fondativo del Partito Democratico. Tuttavia esso va difeso fintanto che non si costruiscano strumenti di partecipazione migliori, alternativi o aggiuntivi. I problemi della democrazia si risolvono con più democrazia, non abbandonando gli strumenti esistenti in cambio di nulla.
È facile lamentare che le primarie sono mal regolamentate e sostituiscono in molti casi il dibattito interno fra tesserati (in carne e ossa), costruito dal basso, con proposte calate dall’alto e sulle quali la base è chiamata solo a pronunziarsi. Nella realtà calabrese, e non solo, le primarie sono state oggetto di sistematici attacchi alla correttezza del loro svolgimento e deviazioni di vario tipo. Ciononostante le primarie sono l’unico strumento che la base ha per far sentire la propria voce, e farle funzionare correttamente, in primo luogo partecipando, è l’unica forma di difesa legittima. Infatti, la mancata partecipazione di veri liberi militanti e simpatizzanti, in fuga dal PD, è esattamente il risultato che i proprietari di pacchetti di tessere e i pastori di greggi di clienti vogliono raggiungere: minore è la partecipazione dei simpatizzanti liberi, maggiore è la possibilità di influenza del voto attraverso gruppi controllati.
I più pensano e dicono che “non c’è nulla da fare”, che è meglio lasciare perdere. Non è così. Alle cosiddette “parlamentarie” dello scorso dicembre, da semplice iscritto, ho avuto modo di verificare l’esistenza di gravi irregolarità, opponendomi e denunciandole, e mi sono reso conto di come anche uno solo possa rendere difficili i furti di democrazia Se, per quella volta, si può dire che “l’hanno fatta franca”, questa volta non sarà così, la posizione di chi scrive, Garante Regionale della Mozione Civati, sarà per questo turno unita all’assoluta determinazione a impedire irregolarità che sarà resa effettiva da una rete organizzata di controlli.
La costruzione del broglio sistematico è molto più fragile di quanto non si creda: essa teme la luce. Scriveva Bobbio che “è dietro il velo dell'invisibilità che maturano e si diffondono i grandi e i piccoli vizi che minano alla radice i sistemi democratici” (Democrazia e segreto). Si mormora invece fra le mura delle segreterie che “i panni sporchi si lavano in casa” ovviamente per “l’immagine del partito”. Il punto è che, senza il controllo dell’opinione pubblica, non si lava nulla né dentro e né fuori casa, tanto è vero che fino a oggi non mi sono note espulsioni in conseguenza di irregolarità nel voto, di fatto impunite: il broglio fino a ora è stato un investimento sicuro e la conseguenza sull’immagine del partito è stata devastante, tanto più che il silenzio di fronte a casi anche eclatanti lascia il sospetto che in ogni posto possa annidarsi la frode. Altro che tutela del buon nome del PD! L’omertà tutela solo i peggiori e li rende padroni del partito.
La nostra intenzione è quella di rendere le primarie quanto di più aperte e controllabili possibile attraverso un puntuale rispetto delle regole garantito da controlli in primo luogo, unita alla consapevolezza che I brogli si realizzano solo in un clima di omertà generale. Non ci si aspetti da noi nessun silenzio complice. Noi non siamo e non saremo mai complici di chi distrugge la fiducia nel PD né passivi spettatori.
Ma ciò non basta. La soluzione radicale al problema consiste nel fare esattamente il contrario di ciò che i maestri del broglio vorrebbero portare a concludere: “Che schifo! Non ci vado più”. Il mio invito invece è di invadere in massa i seggi per esprimere la propria libera opinione, e a rimanere nei pressi quanto più tempo possibile perché l’occhio dell’opinione pubblica eviti manovre poco chiare.
Quando circa un anno fa denunciai le gravi irregolarità riscontrate in un seggio della città, così concludevo il mio resoconto: “Cosenza ….. rappresenta la parte più evoluta e colta della Calabria e, per la semplice ragione che è casa mia, l’ho scelto come ambito preferenziale di attività politica, formando un gruppo di giovani militanti (con orgoglio dico: l’unico gruppo di veri militanti di Cosenza centro) …. Difficilmente potrò mantenere alto l’entusiasmo di questi giovani se episodi come questi passeranno senza conseguenze. Non è una minaccia di andarsene dal partito, l’unica promessa invece che è che noi non ce ne andremo, non smetteremo mai di opporci a questo stato di cose con ogni mezzo lecito, perché siamo convinti che il PD siamo noi e non chi attua o permette questi comportamenti”. Infatti siamo ancora qui e quello che ho visto non si ripeterà.
Cosenza è la mia città e la conosco bene, c’è un numero enorme di persone vicine alla sinistra nell’animo ma che si è allontanata dal PD disgustata. La libera opinione a Cosenza pesa molto ma molto di più delle poche centinaia di voli telecomandati, essa però non ha consapevolezza della sua forza perché è artatamente dispersa, scientificamente istigata alla disaffezione, costretta alla non partecipazione politica. Solo tenendo lontana quanta più gente possibile i soliti noti possono continuare a comandare. Non vi sono altre vere ragioni che impediscono l’apertura dei circoli in città, l’assoluta mancanza di ascolto della base, le difficoltà di tesseramento per chi non sia disposto a essere un semplice pezzo di carta in un pacchetto di tessere. Ci tengono moltissimo a far notare che il PD è cosa loro e non del popolo progressista e di sinistra. I circoli - in città per esempio – poco attivi quanto non del tutto inattivi (Cosenza 3) e privi di sede - tranne una sede a via Popilia aperta recentemente- servono essenzialmente a rappresentare la fetta di iscritti di Tizio o Caio: se fossero frutto della spontanea aggregazione di militanti non vi sarebbero così drastiche differenze nei risultati, ma un voto diviso grosso modo nelle percentuali nazionali. Invece: o tutti per Renzi, o tutti per Cuperlo. Un miracolo! Specie perché, ad esempio a Cosenza centro, non constano dibattiti o assemblee nelle quali gli iscritti abbiano discusso o deliberato la scelta dell’uno o dell’altro. Non stupisce a questo punto il PD prenda più voti in percentuale laddove i circoli non esistono.
La ragione è evidente: si disincentiva la libera partecipazione politica perché la si teme. La società cosentina è matura e perfettamente in grado di cambiare il volto del Partito Democratico in città. Giorno 8 dicembre si vota per scegliere il Segretario Nazionale del PD, ma può anche essere il momento in cui ci si renderà conto che in città c’è un altro PD, più grande, forte e sano, fuori dal PD dei pacchetti di tessere. Al PD dei militanti veri e al sano popolo della sinistra la Mozione Civati si rivolge, starà a loro loro giudicare se siamo un credibile punto di riferimento.
Giovanni Caporale
Garante Regionale Mozione Civati