A nostro avviso il cosiddetto “Piano di Riequilibrio” predisposto dal Commissario Straordinario del Comune di Rende e firmato da uno dei suoi vice, si evidenzia per cinismo burocratico ed illogicità contabile, pervenendo ad un risultato complessivo di disavanzo discutibile e sostanzialmente errato. Il Piano di Riequilibrio Finanziario sembra essere stato redatto con il principale intento di tutelare formalmente l’attuale amministrazione commissariale, piuttosto che porre rimedio a squilibri strutturali di bilancio. Ci rifiutiamo di pensare, infatti, che si voglia mettere in cattiva luce la precedente Amministrazione scelta dai cittadini.
Se per predisporre un “Piano di riequilibrio” basta una semplice operazione di addizione su dati, peraltro, incerti, per elaborarlo appare inutile il ricorso a costose gestioni esterne.
Ed, infatti:
1. Il disavanzo riconosciuto dalla precedente amministrazione di 9 milioni di euro circa, ridotto dalla stessa a 4 milioni di euro circa, per come accertato con il rendiconto di gestione dell’anno 2012, è sostanzialmente azzerato, in quanto, avendo il Comune di Rende ricevuto 3 milioni di euro dal provvedimento cosiddetto “salva imprese”, il ripiano di questo disavanzo residuo sta già avvenendo quasi per intero con la contrazione di un mutuo di pari importo. Evidentemente, le gestioni commissariali riescono a moltiplicare i “pani”: nel caso di specie calcolando due volte la stessa partita debitoria
2. I debiti fuori bilancio accertati e riconosciuti sono soltanto di circa 2,5 milioni di euro, mentre circa 5,8 milioni di euro (3 milioni +2,8milioni) non essendo riconosciuti non possono essere inseriti nel riequilibrio. Per detti presunti debiti non si è pervenuto, infatti, né al loro sicuro accertamento, né a conseguenti operazioni di transazione e/o rateizzazioni.
3. Del tutto impropria appare la previsione della esorbitante cifra di 4 milioni di euro quale accantonamento per un ipotetico futuro contenzioso soccombente. A tal riguardo, è evidente la illogicità e la contabilizzazione doppia, anche in questo caso, delle medesime partite, in quanto l’eventuale contenzioso perdente non potrebbe che derivare dai circa 5,8 milioni di euro dei presunti debiti fuori bilancio non riconosciuti, ove accertati. In conclusione la reale situazione debitoria del Comune di Rende è pari a 2.478.507,13 euro di debiti fuori bilancio accertati, a cui potrebbe aggiungersi (ma oggi non è possibile dire in che misura ) parte del presunto debito fuori bilancio non riconosciuto. E’, infatti, del tutto evidente che su una presunta massa debitoria di circa 5,8 milioni di euro un lavoro di accertamento, transazione e rateizzazione è presumibile che porti ad un abbattimento del debito.
In conclusione, le gestioni burocratiche e prive di passione, al solo fine di evidenziare la loro capacità amministrativa per palesi fini carrieristici, tentano di prospettare una situazione confusa ed esagerata, inesistente nella realtà.
Peraltro, a conferma di una evidente volontà punitiva, nel provvedimento si ammette di non aver tenuto conto, nella elaborazione del piano di riequilibrio, dell’aumento al massimo delle tariffe, del recupero dell’evasione e delle dismissioni del patrimonio immobiliare disponibile.
Se la gestione commissariale, con un piano che immobilizza il Comune per ben 9 anni, raggiunge l’equilibrio senza utilizzare i proventi delle tariffe aumentate, della lotta all’evasione e delle dismissioni degli immobili perché, di grazia, deve adottare detti aumenti vessatori per i cittadini?
Peraltro, le procedure di pre-dissesto, saranno sostenute da un contributo dello Stato molto scarso, stante l’esiguità del fondo destinato allo scopo, ma hanno gli stessi effetti devastanti della dichiarazione di dissesto per tutta la comunità.
E, comunque, al netto delle fondate considerazioni sopra esposte sulla inattendibilità del Piano di Riequilibrio, ci si chiede se una gestione commissariale può porre in essere atti di evidente caratura politica, determinando il corso degli eventi di una comunità per il prossimo decennio, con un forte impatto sociale negativo.
Quanto sopra è ancora più evidente se si tiene conto dello sfaldamento sociale che si sta già causando, con l’azzeramento delle attività sportive, delle attività culturali ed associazionistiche ( desertificazione del Museo del Presente), con l’indebolimento dei servizi sociali e con la blindatura del Municipio, non più casa aperta dei cittadini. Senza porsi, peraltro, l’interrogativo se l’aumento delle tariffe dei servizi a domanda individuale produrrà un corrispondente aumento delle entrate o, piuttosto, per come già sta avvenendo, una sostanziosa riduzione del numero degli utenti, perché non in grado di pagare gli esosi ticket. A voler tacere del continuo ricorso alle prestazioni di professionisti esterni, con la conseguente mortificazione delle professionalità locali. E’, peraltro, non sostenibile che il Foro di Cosenza non è frequentato da avvocati in grado di redigere una opposizione a decreto ingiuntivo.
E’ ovvio che di quanto sopra dovranno tener conto le autorità amministrative e contabili, ove non si dovesse provvedere ad una rivisitazione delle politiche finanziarie del Comune, in quanto Rende ha le risorse ed il patrimonio per superare, senza ricorrere a provvedimenti draconiani, le attuali difficoltà, peraltro, assolutamente minori rispetto a quelle di altri Comuni.
Circolo PD
Settore Economia e Finanza
CS. Il PD di Rende su Piano di Equilibrio finanziario del Comune
Riceviamo e pubblichiamo: