di GIOVANNI ALVARO - (Riceviamo e pubblichiamo) E’ indubbio che la sentenza della Corte Costituzionale, che ha liquidato la legge elettorale, meglio conosciuta come legge ‘porcellum’, ha spostato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità di dar vita ad una nuova legge elettorale, anziché mantenerla sulla possibile e urgente riforma dell’impalcatura costituzionale dello Stato, necessaria a determinare non solo chi vince ma soprattutto chi poi ha gli strumenti per poter governare stabilmente il Paese.
In ciò ‘aiutata’ dai refrain di una classe politica senza spina dorsale e interessata solo a far finta di cambiare qualcosa senza cambiare nulla. Puntare, infatti, a cambiare il sistema elettorale è come pestare l’acqua nel mortaio. Non servirà a niente come l’esperienza insegna. Senza andare molto indietro nel tempo basta vedere cosa è successo in questi ultimi 20 anni, che coincidono con la II Repubblica e coll’introduzione del cosiddetto maggioritario che ha permesso di far sapere subito, già il lunedì sera, chi aveva vinto ma senza la certezza di poter governare. Sia Prodi che Berlusconi, infatti, sono rimasti prigionieri dei ricatti dei partiti alleati o, addirittura, di personaggi che scalciavano per ottenere ruoli più consistenti.
Quella pressione, accompagnata dall’azione di una magistratura ormai protesa ad invadere campi non suoi, ha determinato la continuità dei giochi di palazzo (in vigore durante la I’ Repubblica). Così fu liquidato il primo governo Berlusconi, vittima del famoso avviso di garanzia consegnato a Napoli ma anticipato dal Corriere della Sera; e così fu fatto cadere Romano Prodi per ben due volte. La prima per fare entrare a Palazzo Chigi, Massimo D’Alema, primo ed unico comunista a diventare Presidente del Consiglio; la seconda perché la sua maggioranza fu terremotata dal plateale arresto della moglie di Mastella. Ma anche quando Berlusconi riuscì a portare a compimento il proprio mandato fu costretto a pagare dazio soprattutto sulla riforma della giustizia.
La sentenza della Consulta, nel mentre lascia libero il Parlamento a legiferare su una nuova legge elettorale, blocca sostanzialmente ogni iniziativa tesa a riformare lo Stato impedendogli di allinearsi alle altre democrazie occidentali i cui sistemi costituzionali permettono non solo di conoscere subito chi vince, ma anche di metterlo in condizioni di governare da subito. La sentenza, infatti, blocca l’attività legislativa del Parlamento perché pur non producendo effetti di ‘decadenza’ sugli atti precedenti (elezione del Capo dello Stato, elezione del nuovo Governo, approvazioni di leggi, e quant’altro) non consente di produrne di nuovi.
Per esempio la convalida degli eletti, non ancora effettuata, non potrà più essere fatta perché per farla i parlamentari dovrebbero non tener conto del pronunciamento della Corte commettendo un grave reato, né possono, dopo la pubblicazione della sentenza, approvare alcunché perché sarebbero atti effettuati da Camere non più legittimate a poterlo fare (salvo la nuova disciplina elettorale perché espressamente invitati a farlo da parte della Corte Costituzionale). Addirittura la Corte dice ‘il parlamento può sempre approvare nuove leggi secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi della Carta". Cioè fate la legge ma non cambiate la natura della Costituzione.
A che serve un Parlamento che non può più lavorare? Il suo mantenimento in vita sarebbe uno scandalo senza precedenti. Allora, senza perdere ulteriore tempo, si approvi la nuova legge elettorale correggendo l’attuale porcellum solo nei due punti sollevati dalla Consulta: indicazione della soglia minima per ottenere il premio di maggioranza e introduzione della preferenza. La si può fare in pochi giorni se… si mettessero da parte le astuzie e si decidesse di bloccare il teatrino che la sentenza ha messo in piedi. Va pure specificato che il nuovo Parlamento assumerà anche il ruolo di Assemblea Costituente da esercitare con la delega a 100 parlamentari (da nominare in modo proporzionale) che entro 12 mesi dovranno consegnare le proprie determinazioni.
Giovanni ALVARO
Reggio Calabria 7.12.2013