- che tra le funzioni della Commissione vi è quella di accertare e valutare la natura e le caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni del fenomeno mafioso
- alla Commissione un fenomeno che non è nuovo ma che ultimamente ha avuto una preoccupante impennata nella nostra provincia: quello dell’abbassamento dell’età di ingresso nelle file della ndrangheta che coinvolge anche i minori. Diverse operazioni giudiziarie hanno riscontrato questa tendenza delle famiglie mafiose, colpite da provvedimenti di carcerazione, che hanno delegato i figli anche minori a gestire i loro affari criminali Il problema è stato segnalato con allarme anche dai vertici delle Procure e del Tribunale per i minorenni del Distretto. Usando una metafora calcistica si potrebbe dire: Quando mancano i titolari la ndrangheta schiera i giocatori della Primavera,… con il rischio per lo Stato che possano vincere la partita!
Le operazioni giudiziarie, gli arresti dei latitanti, le confische dei beni, sono importanti perché portano alla disarticolazione ed in diversi casi alla decimazione delle gerarchie criminali, creano scompiglio e vuoti di potere nei territori da loro controllati e restituiscono fiducia dei cittadini verso lo Stato. Ma le famiglie mafiose sanno di potere contare sul ricambio generazionale assicurato da figli, picciotti e rampolli vari che costituiscono il loro vivaio dal quale attingono per riprodursi e garantire continuità alloro disegno criminale. In particolare la ndrangheta è notorio che si basa su una struttura familistica, dove l’appartenenza ed i vincoli parentali creano l’humus naturale per una vera e propria eredità mafiosa che difficilmente si può rifiutare se non a prezzo di scelte laceranti. E emblematico la riflessione del Presidente del Tribunale per i Minorenni di RC Roberto Di Bella il quale ritornato a RC dirigere dopo venti anni l’Ufficio si ritrova a giudicare i figli dei mafiosi da Lui trattati in quegli anni.
Due le linee d’intervento che proponiamo alla Commissione perché le valuti e si faccia eventualmente promotrice di iniziative legislative e programmatiche c/o gli organismi statali competenti:
1)Sul piano della prevenzione primaria, emanare una normativa che permetta un intervento, tramite il volontariato e la cooperazione sociale, nei Comuni e nei quartieri ad alto indice di criminalità organizzata sui minori a rischio. Proponiamo che sia ripresa, con gli opportuni miglioramenti e modifiche, una legge simile alla 216/1991 (Primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attivita' criminose) che aveva dato buoni risultati, prevedendo la continuità negli anni, la relativa copertura finanziaria e l’utilizzo dei fondi comunitari e dei beni confiscati alle mafie.
2)Riguardo ai figli dei mafiosi proponiamo dei programmi organici d’intervento in grado di assicurare percorsi reali d’ uscita dai contesti familiari e sociali di ndrangheta, rafforzando il lavoro già avviato su questo versante dal Tribunale dei Minorenni di Reggio Calabria.Un lavoro che ha registrato una grande attenzione dei mass media internazionali (BBC, TV tedesca, norvegese, ecc) e che stranamente non ha trovato spazio nei media nazionali. E’ importante che anche a livello politico ci sia un sostegno a questo Ufficio che ha emesso decine di provvedimenti di allontanamento e di sospensione e limitazione della patria potestà e che si è dato un importante protocollo di collaborazione tra i vari Uffici Giudiziari Per dare organicità a questi interventi abbiamo elaborato una idea progettuale sperimentale concordata tra Tribunale per i Minorenni, Libera e Centro Comunitario Agape, denominata Liberi di scegliere, chiedendo alla Commissione, nell’ambito delle sue competenze, di valutarla ed eventualmente investire i Ministeri competenti per una sua realizzazione
SINTESI DELL’IDEA PROGETTUALE
Il progetto LIBERI DI SCEGLIERE, con questa prima sperimentazione si propone di dare una risposta di sistema alla problematica dei figli dei mafiosi attraverso un approccio scientifico e metodologico adeguato finalizzato all’obiettivo del recupero sociale dei minori appartenenti a famiglie di ndrangheta. La finalità non è quella di strappare i figli ai mafiosi attraverso l’allontanamento coatto ma di offrire loro una alternativa di vita attraverso l’ attivazione di una rete locale nazionale di risorse e servizi di accoglienza e di accompagnamento educativo e sociale che portino ad uno sganciamento dal contesto familiare. Una logica educativa prima che punitiva, in grado di offrire percorsi di risocializzazione a minori ad alto rischio di coinvolgimento nella criminalità organizzata . Per raggiungere questi obiettivi sarà attivata una rete dei servizi e delle opportunità composta sia dalle risorse locali, pubbliche e private, sia dalle più importanti organizzazioni che in Italia operano nel campo della legalità e del recupero sociale dei minori a rischio. Enti che in particolare si dovranno fare carico di tutti quei minori per i quali l’Autorità giudiziaria riterrà opportuno il loro allontanamento dal contesto familiare e sociale ed il loro inserimento in comunità, centri, famiglie affidatarie in altri contesti. Il progetto vuole perseguire anche obiettivi di prevenzione e di modifica culturale di quelli che vengono considerati i modelli culturali mafiosi che spesso fanno presa sulle nuove generazioni che vivono in determinati contesti familiari e mafiosi. Pertanto ci si propone di coinvolgere alcune scuole-pilota che saranno prescelte, sia nella provincia di Reggio Calabria, sia in alcune zone del centro Nord, tra quelle dove si registra una rilevante incidenza della criminalità organizzata. All’interno di questi Istituti Scolastici si terranno incontri di sensibilizzazione sulle tematiche inerenti il progetto e come programma di prevenzione della devianza rivolto agli studenti delle scuole medie inferiori e superiori.