Il Centro Studi di Politiche Economiche e Territoriali del Dipartimento Pau dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria nell’ambito della sua attività di ricerca finalizzata ad individuare politiche di intervento efficaci per agire sulle emergenze calabresi e a valutare i risultati di Politiche, Piani e Progetti ha studiato e analizzato i documenti preparatori per la programmazione 2014-2020.
In particolare è stato preso in considerazione il Documento di Orientamento Strategico della Programmazione Operativa 2014 – 2020 rel 2.0 del l 18-10-2013.
Il documento si rileva fortemente carente sotto diversi punti di vista.
Manca in primo luogo ed è questo il punto di maggiore criticità, una prospettiva strategica. In sostanza si sono assemblate misure che fondamentalmente ripetono degli schemi standard validi per tutte le regioni europee senza dare loro un anima e senza contestualizzarle all’interno di un progetto strategico di sviluppo.
Manca totalmente un’idea di quale Calabria si vuole progettare e di quale modello di sviluppo si vuole dare a questa regione. Questa carenza pone le basi per realizzare un semplice programma di spesa che altro non è che una ennesima riproposizione dei finanziamenti a pioggia, poco utili allo sviluppo, anche se molto utili alle logiche clientelari.
Manca poi una seria analisi di contesto, in genere ridotta ad una paginetta per ogni condizionalità, con qualche tabella di dati, disomogenea e priva di commenti. Basti in tal senso evidenziare il dato sul sommerso, che dovrebbe essere un elemento fondamentale nella comprensione dei fenomeni economici calabresi, di cui vengono dati due dati diversi tratti da fonti diverse, abbastanza diversi fra loro, senza approfondire né il contenuto del dato delle due fonti, né la modalità di calcolo e senza far cogliere cosa quel dato può significare il termini di policy.
Manca uno sforzo di valutazione sui punti di forza (pochi) e di debolezza (molti, ma mai evidenziati approfonditamente) della programmazione 2007-2013. Manca un modello e un sistema di valutazione delle performance che possa permettere di trarre beneficio sia dall’analisi degli errori e delle criticità emerse, sia dall’individuazione delle buone pratiche da promuovere.
In generale viene riproposto un modello di programmazione vecchio e obsoleto che punta tutto su bandi ad hoc per ogni condizionalità cosa che, oltre a rallentare la spesa, rende ingestibile in un’ottica strategica l’intero programma. In nessuna parte del documento viene posto il problema, che appare sicuramente centrale nel contesto calabrese, di veicolare la spesa del POR attraverso leggi di spesa che permettono una velocizzazione e una maggiore efficienza degli interventi. Non si intravede nel documento alcun elemento innovativo, sia in termini di governance, sia in termini di strategia, per cui, in ultima analisi, sostituendo i riferimenti geografici, questo documento potrebbe essere usato per ogni regione europea tanto è generico e decontestualizzato negli obiettivi, nella strategia e nella governance.
Volendo essere realisti dovremmo dare un giudizio di bocciatura piena a questo documento.
Siccome siano inguaribilmente ottimisti e speriamo in futuri aggiustamenti, ci limitiamo a “rimandalo a settembre” per gli esami di riparazione.