Nel nostro ordinamento giudiziario, com'è noto e in questi giorni, è stato introdotto il reato di omicidio stradale. Il Governo ha già pronta la nuova legge, che inserirà all’interno di un provvedimento più ampio che riguarda alcune norme sulla giustizia. Il tutto verrà fatto entro la fine di questo mese di gennaio. Lo scopo è quello di fare in modo che le vittime della strada possano ottenere giustizia più facilmente, che siano risarcite il prima possibile, grazie alla messa a punto di un processo rapido. A spiegare le nuove norme è stato il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Il reato di omicidio stradale merita una riflessione da parte di un Movimento politico come il nostro da sempre sensibile ai temi sociali. Pur comprendendo le motivazioni di coloro che spingono per l’introduzione della fattispecie criminosa nuova, nella fattispecie si punta a far passare le pene per chi uccide guidando sotto effetto di alcol o droga da 3-10 anni a un minimo di 8 a un massimo di 18 anni, non possiamo non far nostre alcune perplessità di ordine giuridico prospettate in Commissione Trasporti della Camera non molto tempo addietro. E’ ovvio che il fenomeno di chi uccide alla guida non può essere tollerata’ ma in merito al reato di omicidio stradale si rende opportuna una riflessione, sia in relazione ad una comparazione con quanto accade in ambito europeo – tenuto conto che un divieto assoluto di riconseguire la patente di guida, ovvero il divieto di circolazione alla guida di autoveicoli e motocicli sul territorio nazionale, appare unica nel suo genere in tutto il territorio UE e potrebbe risolversi in pregiudizio della libertà di circolazione - sia in relazione al puntuale criterio di delega che fa riferimento espresso ai “princìpi di ragionevolezza, proporzionalità e non discriminazione nell’ambito dell’Unione europea”. Ma vi è di più. Quanto al profilo della eventuale previsione dell’obbligatorietà della custodia in carcere nei confronti dei responsabili di tali reati, la Corte Costituzionale, con ripetute ed anche recentissime pronunce (da ultimo la n. 232 del 16 luglio 2013), ha affermato l’illegittimità costituzionale di previsioni normative – ad eccezione del delitto di associazione di tipo mafioso – volte ad ancorare l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere a criteri di mera automaticità. In altri termini qualsiasi norma, in relazione a qualsiasi tipologia di reato, che imporrebbe l’applicazione della misura della custodia cautelare in carcere verrebbe dubitata, in riferimento agli articoli 3, 13, primo comma, e 27, secondo comma, della Costituzione, di illegitimità costituzionale. Spesso, sull’onda dell’emozione, la politica tenta di dare – giustamente – una risposta ma bisogna sempre avere presente i parametri costituzionali che poi, di fatto, annullano l’effetto perseguito. Il problema non è varare una legge, nel caso in discussione quella di omicidio stradale, bensì quello della sua “resistenza” ai principi di diritto e ai cardini del nostro ordinamento giuridico. Il tema, ovviamente, merita di essere approfondito e il nostro Movimento politico è disponibile ad organizzare dei tavoli di lavoro di confronto fra movimenti e associazioni nella città capoluogo di regione. Infatti il Consiglio comunale di Catanzaro, fra i primi in Italia, ha approvato all’unanimità, con la delibera n°. 60 del 26 settembre 2011, la richiesta avanzata dall'assessore Giampaolo Mungo di ”adesione alla proposta di legge per l’istituzione dei reati di omicidio e lesioni stradali”.
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