M5S RC: no allo sfruttamento delle risorse, sì all'economia sostenibile

M5S RC: no allo sfruttamento delle risorse, sì all'economia sostenibile
Riceviamo e pubblichiamo:
 

“No signor Scopelliti, non ci stiamo, lei ha sperimentato il Modello Reggio sulla pelle degli studenti onesti, volenterosi e disoccupati, un Modello i cui effetti nel tempo significano miseria povertà per le piccole imprese famigliari, mentre al tempo si gozzovigliava allegramente, mentre in città ondeggiavano le escort, con il suo gruppo di ‘fidati colletti bianchi figli di’”, sostiene Giovanni Belmonte del Meetup 162 del Movimento 5 Stelle di Reggio Calabria, “adesso Governatore sul suo twitter annota che quando c’era Lei si raccoglieva la spazzatura e adesso con i commissari non più. Ma i commissari stanno lì perché il suo assessore alle attività produttive, ex suo City Manager è stato sindaco di un Comune sciolto per mafia e il suo leader Alfano ha evidentemente confermato, vista la proroga, la pericolosità di quelle infiltrazioni”.
“Noi diciamo basta zone grigie e colletti bianchi”, dice Belmonte, “noi crediamo in un’economia sociale, nel senso della comunità, basta sogni drogati, torniamo ai sogni del buon vicinato, torniamo alla cordialità che singolarmente ci distingue, per noi reggini non servono sovrastrutture edonistiche né consumistiche, serve stare insieme per sperimentare il Modello Reggio della gente e non dei Governatori, dei loro remunerati staff, vogliamo sapere quello che mangiamo”
Il procedimento giudiziario "Reggio Sud", sostiene Belmonte, racconta di cosa si nutriva la città negli anni dei fasti del Modello Reggio, “con metodi di ingegneria finanziaria, secondo il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Stefano Musolino, la città veniva svenduta alla Grande Distribuzione, secondo un modello consolidato di sfruttamento internazionale del territorio e delle sue risorse, c’è stato un passaggio di ricchezza dai cittadini reggini alle cosche che controllavano la Grande Distribuzione di ben 15 milioni annui in un solo quartiere, tolti alle putje, ai piccoli agricoltori alle aziende famigliari, impoverendo le famiglie reggine”.
“Noi diciamo basta”, dice Belmonte, “siamo per il consumo locale, per la valorizzazione delle eccellenze del territorio (bergamotto, olive, olio, uva, vino, gelsomino, kiwi), per il rilancio e il supporto dell’impresa famigliare, siamo contrari alla Grande Distribuzione che si presta a congegni finanziari, alla valorizzazione di prodotti che vengono chissà da dove e a infiltrazioni mafiose. Diciamo basta all’esercito di colletti bianchi, criminogeni o ingenuamente coinvolti, che inseguono favori e carriere, fin dalla scuola, bisogna ritornare alla gestione delle eccellenze del territorio. I profitti delle eccellenze locali devono però ricadere su tutti i reggini. Bergamotto significa agricoltura, ma anche un marchio che eguagli quello che i francesi hanno saputo fare con il nostro prodotto, abbiamo giovani che studiano marketing, grafici e comunicatori, la facoltà di agraria e soprattutto il monopolio della produzione. Concentriamoci su questo, lasciamo perdere i colletti bianchi, viviamo, come dice Paolo Gila, un’economia del territorio e delle sue eccellenze, togliamo terreno alle mafie”.
Dall’indagine giudiziaria del procuratore Musolino, si evince, dice Belmonte che, “le cosche reggine avrebbero dunque avuto la gestione diretta o indiretta di svariate società che si occupano della fornitura dei centri di distribuzione alimentare, un controllo completo delle forniture di quasi tutti i prodotti alimentari distribuiti: dal pane e i prodotti di panetteria, alla pasta fresca, all'ortofrutta, ai prodotti caseari, alle uova, alla carne, ai gelati, alle bibite, prodotti per l'imballaggio e il loro confezionamento. Insomma tutto, tutto, tutto, signor Governatore, era questo il suo Modello Reggio, dare terreno di crescita alla ndrangheta dei colletti bianchi, quella liquida, come la chiamano alla Dia, invisibile che succhia il sangue ai cittadini”.
Il procuratore Musolino, ma i nomi sono gli stessi del procedimento sul consigliere Suraci e gli stessi delle inchieste del procuratore Lombardo, rivela il controllo delle cosche sulla Grande Distribuzione, coinvolti nell’inchiesta mercati PAM, piattaforma Sigma, consorzio Comedis, con coinvolgimenti della Quiper e della GDM, “presunti flussi economici tra l'imprenditore della GDM e l'ex direttore operativo della Multiservizi, che nell'ottica degli inquirenti avrebbe rappresentato una sorta di trait d'union tra le cosche. L'infiltrazione sarebbe avvenuta attraverso il controllo delle società che gestiscono i centri di distribuzione alimentare nella provincia, cui si aggiungono gli investimenti nella Vally Calabria, società che nella metà degli anni Novanta controllava una catena di discount e successivamente, sempre stando alla Procura, il controllo sui supermercati a marchio CONAD, gestiti dalla società MODIS, succeduta alla Vally”.
Siamo stanchi, vogliamo sapere cosa mangiamo e vogliamo mangiare i nostri prodotti, vogliamo cibo sano e garantito, rivogliamo i laboratori dei sarti (da cui è venuto fuori Versace), quelli dei ferraioli e dei legnaioli, degli scalpellini, rivogliamo rosolio e caffè sport, broccoli e lenticchie, ma soprattutto il piacere di condividere, di fare insieme, senza inseguire le carriere di chi si arricchisce alle nostre spalle.