L'ingerenza della 'ndrangheta nell'esecuzione dei lavori per la realizzazione
dei lavori del tratto della statale 106, in particolare la variante al centro
abitato di Marina di Gioiosa Jonica, da parte della societa' Gioiosa scarl sono
confluite nel procedimento penale che ha portato alla confisca dei beni, per 50
milioni di euro, nei confronti dell'imprenditore lametino Giuseppe Trichilo, di
39 anni. Trichilo e' stato condannato dal giudice per le udienze preliminari del
tribunale di Reggio Calabria a due anni e due mesi
di reclusione per il reato di illecita concorrenza e minaccia. I beni confiscati
sono capitale sociale ed intero compendio aziendale della Edil Trichilo con sede
a Lamezia Terme che si occupa della fabbricazione di strutture e parti
assemblate metalliche ed al commercio di materiale da costruzione; capitale
sociale ed intero compendio aziendale della societa' C.T. Costruzioni con sede a
Falerna che si occupa della costruzione di edifici residenziali; il 50% del
capitale sociale e del corrispondente compendio aziendale della "Magma srl" con
sede a Lamezia Terme, dedita alla compravendita, locazione, gestione e
amministrazione di beni immobili di qualsiasi specie e tipo; 50% del capitale
sociale e del corrispondente compendio aziendale della "Caraffa Costruzioni" con
sede in Gizzeria e dedita alla costruzione di edifici, strade ed autostrade; 30
beni mobili; 30 rapporti finanziari; 14 beni immobili; 31 mezzi industriali.
Giuseppe Trichilo e' stato condannato perche' ritenuto responsabile di aver
agevolato la cosca degli Aquino di Marina di Gioiosa Jonica. Nel corso delle
indagini il personale della Dia di Catanzaro ha compiuto numerosi accertamenti
che hanno riguardato l'arco temporale compreso tra il 1998 ed il 2009. Dagli
accertamenti e' emersa la sproporzione del valore dei redditi dichiarati da
Trichilo ed i beni posseduti. L'operazione portata a termine oggi dalla Dia di
Catanzaro rientra in un piu' vasto progetto denominato "Desk Interforze", da
tempo avviato e coordinato dalla Procura Distrettuale di Catanzaro e finalizzato
ad individuare i beni riconducibili alle cosche della 'ndrangheta.
dei lavori del tratto della statale 106, in particolare la variante al centro
abitato di Marina di Gioiosa Jonica, da parte della societa' Gioiosa scarl sono
confluite nel procedimento penale che ha portato alla confisca dei beni, per 50
milioni di euro, nei confronti dell'imprenditore lametino Giuseppe Trichilo, di
39 anni. Trichilo e' stato condannato dal giudice per le udienze preliminari del
tribunale di Reggio Calabria a due anni e due mesi
di reclusione per il reato di illecita concorrenza e minaccia. I beni confiscati
sono capitale sociale ed intero compendio aziendale della Edil Trichilo con sede
a Lamezia Terme che si occupa della fabbricazione di strutture e parti
assemblate metalliche ed al commercio di materiale da costruzione; capitale
sociale ed intero compendio aziendale della societa' C.T. Costruzioni con sede a
Falerna che si occupa della costruzione di edifici residenziali; il 50% del
capitale sociale e del corrispondente compendio aziendale della "Magma srl" con
sede a Lamezia Terme, dedita alla compravendita, locazione, gestione e
amministrazione di beni immobili di qualsiasi specie e tipo; 50% del capitale
sociale e del corrispondente compendio aziendale della "Caraffa Costruzioni" con
sede in Gizzeria e dedita alla costruzione di edifici, strade ed autostrade; 30
beni mobili; 30 rapporti finanziari; 14 beni immobili; 31 mezzi industriali.
Giuseppe Trichilo e' stato condannato perche' ritenuto responsabile di aver
agevolato la cosca degli Aquino di Marina di Gioiosa Jonica. Nel corso delle
indagini il personale della Dia di Catanzaro ha compiuto numerosi accertamenti
che hanno riguardato l'arco temporale compreso tra il 1998 ed il 2009. Dagli
accertamenti e' emersa la sproporzione del valore dei redditi dichiarati da
Trichilo ed i beni posseduti. L'operazione portata a termine oggi dalla Dia di
Catanzaro rientra in un piu' vasto progetto denominato "Desk Interforze", da
tempo avviato e coordinato dalla Procura Distrettuale di Catanzaro e finalizzato
ad individuare i beni riconducibili alle cosche della 'ndrangheta.