CS. Istruzione bambini sordi, Enzo Paolini risponde a l'Ass. De Rose

CS. Istruzione bambini sordi, Enzo Paolini risponde a l'Ass. De Rose
Riceviamo e pubblichiamo:
 

L’assessore De Rose, infastidito perché ci occupiamo della vicenda dei bambini sordi ai quali il Comune nega il diritto all’assistente alla comunicazione e quindi quello costituzionale all’istruzione, afferma che avrebbe gradito un passaggio istituzionale, una convocazione in commissione, un’interrogazione scritta o una semplice telefonata per chiarire la questione.
Con ciò facendo intendere che in tal modo si sarebbe risolta.
All’assessore De Rose rispondiamo che anche le famiglie dei bambini che da quattro giorni non possono andare a scuola avrebbero gradito qualcosa di più rispettoso della telefonata di un funzionario che annunciava la sospensione del servizio.
Ma l’assessore evidentemente pensa che queste cose si trattino con i tempi dettati dalla amministrazione di cui fa parte, e quindi ritiene che il diritto di un bambino ad andare a scuola possa passare attraverso le audizioni in commissione, le convocazioni, i rituali della politica o peggio, le interrogazioni alle quali – come è arcinoto - non si risponde neanche per sbaglio.
L’assessore De Rose deve essere meno irridente ed irriguardoso nei confronti dei cittadini e dei consiglieri; sa bene che la questione è stata sbandierata come risolta in Consiglio Comunale e diffusa con enfasi dagli uffici stampa della Amministrazione. Salvo poi all’improvviso dire che i soldi non ci sono e addossare la competenza alla Provincia.
E per sostenere questo odioso gioco a rimpiattino l’assessore De Rose avrebbe voluto una “battaglia condivisa” fondata su una “pronuncia” dell’Ufficio legale del Comune.
All’assessore De Rose in realtà munito di un semplice “parere” dell’ufficio legale (che è evidentemente atto diverso da una “pronuncia” promanante da organo decisionale e vincolante) diciamo che queste “battaglie” sulla pelle dei bambini ai quali viene così negato il diritto di frequentare la scuola elementare noi non le facciamo. Pretendiamo che lo Stato, nelle sue diverse articolazioni, risolva i problemi burocratici interni senza penalizzare i cittadini soprattutto quando partono già svantaggiati. Il resto sono chiacchiere.
Per questo noi abbiamo detto “vergogna” perché così è.
E la risposta di De Rose non sposta di una virgola, anzi aggrava l’indignazione.


PSE