Gentilissimi Caporedattori delle Illustri testate giornalistiche calabresi, sono una lettrice che segue costantemente il Vostro lavoro. Scrivo perché leggo i Vostri quotidiani e so che lasciate spazio alle osservazioni dei Vostri lettori. Essendo un’assidua frequentatrice delle Vostre pagine non potevo non notare la lettera di protesta del mio concittadino Filippo Sorgonà, Operatore dello Spettacolo. Ribadisco il mio sostegno alla protesta sollevata dal collega, sostenendo che il Teatro “F. Cilea”, Istituzione Culturale Cittadina, non può e non deve rimanere chiuso, proprio in un momento in cui la città ha necessità di nutrirsi e di proporre Cultura.
Da un’attenta osservazione degli articoli pubblicati in questi giorni, contenenti la lettera di Sorgonà, non ho potuto non farmi questa domanda: ma possibile che nel 2014, in questa città, si debba essere messi di fronte ad opera di censura nei confronti di iniziative che dovrebbero ottenere risonanza mediatica preponderante?
Faccio riferimento all’iniziativa a sfondo benefico, opera dei Koralira, a favore del Reparto di Oncologia dell’Ospedale di Scilla che sabato 11 Gennaio 2014 ha fatto il sold-out al Teatro “F. Cilea”, che, citando le parole di Sorgonà, ha ottenuto <<Grande risposta del pubblico (oltre 650 persone) ed entusiasmo tangibile sul volto di tutti>>. Perché parlo di “censura”? Bene, chiedo a Voi, dottori delle lettere e signori della carta, di definire quanto potrete constatare coi vostri occhi negli articoli proposti a seguito.
Sorgonà intitola la Sua lettera di protesta “Il ballo del Potere”, io intitolo questa mia spensierata osservazione TROVA LE DIFFERENZE. Lascio a voi ogni considerazione, sperando che tutto questo non cada in fondo ad un cassetto come l’ultima copia dimenticata della settimana enigmistica.
La città è dei cittadini, è un bene comune, così come il suo teatro, e come gli artisti che creano cultura, movimento ed economia. A noi pubblico, l’obbligo di prendere in consegna il loro operato, e rendere giustizia al lavoro da essi portato avanti, anche se questo comporta scomodare qualcuno dalla Sua illustre sedia.
Mia