'NDR. M.C. CACCIOLA: per giudici fu omicidio premeditato

'NDR. M.C. CACCIOLA: per giudici fu omicidio premeditato

Per i giudici di primo e secondo grado la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, deceduta nel 2011 per ingestione di acido muratico, fu un omicidio premeditato e per tale motivo, al momento delle due sentenze, furono trasmessi gli atti alla Dda di Reggio Calabria per compiere le indagini.
Dopo la sentenza di primo grado emessa il 13 luglio 2013 dalla Corte d'Assise di Palmi, il sei febbraio scorso i giudici di secondo grado di Reggio Calabria hanno ridotto le condanne nei confronti dei familiari della testimone. Il padre di Maria Concetta, Michele Cacciola, si e' visto ridurre la pena da 6 anni a 4 anni e sei mesi di reclusione ed il fratello della donna, Giuseppe, da 5 anni e 4 mesi a 4 anni. È stata confermata, invece, la condanna a due anni per la madre, Anna Rosalba Lazzaro. I tre sono stati condannati per maltrattamenti, mentre l'aggravante della morte come conseguenza e' venuta meno gia' in primo grado.
La Corte d'assise di Palmi decise anche di trasmettere gli atti alla Procura affinchè indagasse in ordine al reato di omicidio per "avere impiegato un mezzo venefico ed agito con premeditazione". L'inchiesta e' poi passata alla Dda di Reggio Calabria. I giudici disposero anche l'invio degli atti alla Procura in relazione alle dichiarazioni di due legali di Rosarno, gli avvocati Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, e di altre persone.
Secondo l'accusa, i familiari avrebbero minacciato Maria Concetta Cacciola per indurla a ritrattare le dichiarazioni d'accusa rese alla magistratura arrivando anche a dirle che non avrebbe piu' rivisto i suoi due figli se non avesse ritrattato.
La donna aveva deciso di collaborare con la giustizia parlando di cio' che sapeva sulla sua famiglia e sui Bellocco di Rosarno. Maria Concetta, infatti, era nipote del boss Gregorio Bellocco, cognato del padre Michele. La donna, dopo avere iniziato a testimoniare, era stata trasferita in una localita' protetta dove era rimasta fino al 10 agosto del 2010, quando decise di tornare a Rosarno per riabbracciare i figli rimasti a casa dei nonni in attesa del perfezionamento delle pratiche per il loro trasferimento nella sede protetta.
A distanza di qualche giorno, il 20 agosto, la donna morì per l'ingestione di acido muriatico. All'inizio era stato ipotizzato un suicidio, ma dopo la sentenza di primo grado, l'ipotesi accusatoria e' diventata omicidio volontario.