Il 18 febbraio del 1564 moriva a Roma Michelangelo Buonarroti, il rappresentante più alto del Rinascimento, artista geniale, pittore, scultore, architetto ed anche poeta. A 450 anni esatti dalla sua morte l’Associazione Culturale Anassilaos, Sezione Poesia, gli rende omaggio con il primo di una serie di incontri che si terrà appunto martedì 18 febbraio alle ore 18,00 presso la Sala di San Giorgio al Corso.Al centro della lezione della Prof.ssa Francesca Neri – che sarà introdotta da Lilly Arcuri, vice responsabile poesia del sodalizio reggino, proprio le rime del Maestro fiorentino che nel corso del tempo sono state oggetto di una grande attenzione da parte degli studiosi che le analizzavano ora in funzione dell’attività artistica di Michelangelo, per trarne informazioni umane e culturali che potessero offrire ulteriori spunti di interpretazione della sua complessa personalità artistica ora, invece, quale opera poetica autonoma quasi che esse non facessero parte della sua tormentata anima. Quello che colpisce nelle rime michelangiolesche è il tono energico, intenso, espressivo, se si vuole poco letterario e lontano dalla poesia cinquecentesca influenzata dal Petrarca, che se ne rende ardua la comprensione e ancora più difficile la lettura, sprigiona però un senso di forza e un coinvolgimento personale del poeta che affascina il lettore contemporaneo. Le prime liriche risalgono con ogni probabilità al 1504-1505 e sono collegate al suo lavoro artistico, in qualche caso addirittura scritte sui fogli da disegno insieme agli schizzi preparatori delle opere. All’età più matura risalgono i sonetti composti per Vittoria Colonna, la gentildonna poetessa in odore di eresia e vicina ai circoli che propugnavano una riforma della Chiesa, e per il giovane Tommaso de’ Cavalieri – che i primi editori del fiorentino espunsero dal corpus delle rime onde evitare fraintendimenti e accuse di omosessualità - nei quali Michelangelo affronta il tema neoplatonico dell’amore divino e umano. Verso la fine della vita l’artista angosciato tratta il tema del peccato e della salvezza. Siamo in piena Controriforma e i circoli più intransigenti giudicano immorali persino i nudi del suo capolavoro, il “Giudizio Universale” che taluni – come poi avvenne con Daniele da Volterra nel 1565 – vorrebbero censurare in quanto ritenuti osceni.
RC. Martedì omaggio dell'Associazione Anassilaos a Michelangelo Buonarroti
Riceviamo e pubblichiamo: