Per il PRI la formula vincente è cultura di genere e meritocrazia.
A qualche giorno di distanza dal termine dei lavori del convegno “I Ruoli della donna”, tenutosi a Reggio l’8 marzo scorso a cura del PRI reggino, riassumiamo analizzando la questione partendo dalla valutazione dei primi risultati di un sondaggio promosso da un importante quotidiano italiano prima di esprimere con chiara fermezza la nostra posizione sul tema. Alla domanda: “Ritieni che l’introduzione delle ‘quote rosa’ oggi possa realmente essere utile alle donne e far sì che l’alternanza di genere diventi domani un’abitudine senza che sia necessaria l’autorità della legge per far spazio alle donne?” La risposta è stata per il 58% no, perché si tratta di un metodo impositivo che non fa onore alle donne. A questo punto la considerazione nasce spontanea, gli uomini, che sono al momento maggioranza nelle istituzioni, sono onorati e grati al meccanismo che li privilegia. Innanzitutto la legge, che non prevede la parità, è anticostituzionale ed il PRI si impegna a chiamare in causa la Corte Costituzionale nel caso che si approvi una legge che violi palesemente l’art. 3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti”. In vista della riforma elettorale, le parlamentari italiane hanno presentato un emendamento bipartisan che prevede alternanza di lista tra uomini e donne e il 50% di capilista in rosa. Sei d’accordo? Ben il 60% risponde no perché se una donna ha capacità politico amministrative scadenti non ha titolo per essere candidati
Quindi è lecito assumere che tutti gli uomini nei ruoli di politici ed amministratori sono eccezionali e sono stati scelti per merito e competenza non per cooptazione. Ma se sono tutti eccelsi perché oggi siamo in piena decadenza? Troviamo ingiusto che per gli uomini valga il diritto alla mediocrità e che per le donne quello dell’assoluta eccellenza e spesso non è neanche sufficiente. A questo punto come diceva Marisa Bellisario le donne hanno e pretendono il diritto alla mediocrità.
Vanno prima create le condizioni adatte affinché le donne possano occupare posizioni di rilievo (asili nido, orari compatibili etc.) o invece è l'uomo che deve avvicinarsi alla famiglia? Le risposte pari al 53% sono state meglio campagne di sensibilizzazione.
Quindi vista l’attuale situazione e senza una previsione di seri investimenti nel Welfare le donne saranno condannate a scegliere tra famiglia e lavoro. In tutti i Paesi seri quando si invia il Curriculum Vitae è obbligatorio non inserire il nome ma solo le iniziali, non può essere inserito il genere e l’età.
Le quote non piacciono a nessuno ma quando un Paese continua ad essere distratto e decide di non vedere la quotidiana discriminazione delle donne nel mondo del lavoro, quando ci si volta dall’altra parte davanti alle dimissioni volontarie in caso di gravidanza, quando si volta dall’altra parte di fronte al 15% in meno di salario percepito dalla donna rispetto al collega uomo, implicitamente legittima ed agevola la discriminazione che assurge a valore dominante. Il PRI, quindi, promuove e sostiene qualsiasi iniziativa che punti sulla Cultura di genere con la speranza che il merito sia l’unica vera discriminante che ci traghetterà verso una società no gender.
Valeria Gangemi