Le notizie apprese dalla stampa e dai blog locali, in queste ultime ore, sulla cattiva gestione della cosa pubblica, in quel di Catanzaro, ci inducono a una riflessione a questo punto doverosa. Questo centrodestra, raccontato dalle pagine del Corriere della Calabria, è la più “fulgida” espressione di una classe politica che egemonizza i luoghi, gli uffici istituzionali, al fine di mantenere un perenne controllo sulle risorse dei nostri territori. L’inchiesta avviata nei confronti di numerosi componenti dell’amministrazione di questa città svilisce inesorabilmente il senso stesso dell’arte della politica, con il politico ormai calato a pieno nella veste di “cinico tutore e perfido garante del patrimonio dei pochi”. I nomi sui quali va a focalizzarsi l’attenzione degli inquirenti non sono certo nuovi rispetto al lavoro dei magistrati impegnati nella nostra terra. Curioso ritrovare in questo nuovo caos giudiziario i consiglieri comunali Franco Leone, sul quale pende un rinvio a giudizio con l’accusa di compravendita dei voti, e Carlo Nisticò, con quest’ultimo sul quale , in virtù della delega all’Urbanistica conferita da Abramo e co. (ora revocata da questo “sospetto” azzeramento), grava una responsabilità chiara, cristallina in tema di progettazione di una città che osservi e onori le regole del vivere civile. Ancor più grave la presenza nel registro degli indagati del sindaco Abramo, che non ha ancora chiuso i conti con la burrascosa vicenda Sorical, di Massimo Lomonaco, coinvolto nell’inchiesta parallela sugli illeciti della tornata elettorale 2012, e Stefania Lo Giudice, a quanto pare, più preoccupata ad assecondare le richieste dei propri grandi elettori piuttosto che adempiere all’obbligo assunto nei confronti di un’intera comunità. Avvilente il richiamo al tema di lunga data della lottizzazione di Giovino, tanto discusso, affrontato sotto molteplici punti di vista, in realtà oggetto di uno scarno dibattito e di un abuso sproporzionato del nostro allegro apparato dirigente, che fa scempio di un’area davvero troppo preziosa per la nostra economia. Spartizioni, appropriazione indebita di beni e benefici inquantificabili, incarichi attribuiti senza regolari certificazioni, fior fior di abili professionisti a spasso prontamente sacrificati davanti alla necessità di occupare certe posizioni con uomini di piena fiducia. La sedimentazione di questi detriti ha agevolato l’inerzia, l’immobilismo di una macchina davvero obsoleta. Ma di quale azzeramento parliamo? Nessun provvedimento di questo tipo allontanerà questi personaggi dalla vita pubblica catanzarese. Meritiamo questo? Dobbiamo rassegnarci a queste schifezze senza pari? Tenere in piedi una struttura stracolma di indagati e personaggi compromessi dalla testa ai piedi? C’è un unico imperativo: staccare la spina a questo malato terminale che è il Comune di Catanzaro. Un invito che rivolgiamo in particolar modo a quella fetta di maggioranza consiliare non inquinata, apparentemente disinteressata, ricordando loro, anche ai nostri, che tutti sono coinvolti, nessuno escluso. Bando alle ciance e agli scaricabarile, poniamo fine a questa commedia. Ci appelliamo anche a forze politiche come quella frazione dell’UDC tanto impegnata a integrarsi nel colosso che dovrà fronteggiare la prossima volata elettorale a sostegno di questo centrodestra in bambola. Facciano anche loro un passo indietro e prendano le distanze da questi centri del potere occulto, per perseguire scopi più nobili dell’allestimento di queste penose compagnie. Noi diciamo stop, a Palazzo De Nobili si lavora, non si sosta a tempo indeterminato senza produrre. Già, Catanzaro, la città dove c’è chi parcheggia ovunque perché tanto ormai chi gliele fa più le multe?
Il direttivo del Circolo PD Corvo-Aranceto