Si trasmette nella sua stesura integrale, l’intervento del consigliere regionale Salvatore Magarò, presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno nel ricordo di tutte le vittime della ‘ndrangheta:
“Vorrei prima di tutto ricordare, in apertura del mio intervento, un grande e fiero magistrato. Fisicamente assente ma, ne sono certo, con noi al nostro fianco con la stessa forza e passione con cui spendeva la sua vita per proporre legalità e giustizia.
Mi riferisco a Rocco Chinnici. Lo ricordiamo facendo nostre le sue parole che oggi più di ieri, suonano come un testamento da raccogliere e continuare ad incarnare.
‘Io lavoro per i bambini come quello che vede lì su quel balcone accanto, si chiama Marco, ha sei anni il mio grande amico Marco. Lavoro per lui e per tutti i bambini come lui. Noi forse non ce la faremo a vivere in una società libera dalla mafia e dalla mentalità mafiosa, ma se ognuno di noi lavorerà con onestà e rigore per sconfiggerla, un domani, forse, i bambini come Marco, potranno vivere in una terra liberata’.
Oggi 21 marzo è il primo giorno di primavera. Il clima ed i colori della nuova stagione ci rendono felici. Da tre anni in questo giorno ricordiamo tutti coloro che sono stati uccisi dalla ‘ndrangheta.
Vogliamo che siano un po’ con noi, offrendo loro la nostra memoria ed il nostro ricordo, ma soprattutto il nostro impegno.
Molti erano bambini, come Cocò cui dedichiamo questa giornata. Mani criminali hanno rubato il suo futuro come a molti altri: bambini, giovani e anziani, uomini e donne.
La ‘ndrangheta esiste. E’ l’organizzazione criminale più attiva. E’ la più forte non solo per il numero degli affiliati, ma anche per il consenso che riesce ad avere in molti strati sociali.
E’ l’organizzazione criminale italiana più diffusa nel mondo e quella che sa meglio riciclare i profitti illeciti.
A chi pensa che i tanti colpi inferti durante questi anni siano la soluzione del problema ‘ndrangheta, mi permetto di ricordare che la ‘ndrangheta è lontana dall’essere sconfitta, che ci attendono ancora anni di duro impegno, fatto di continuità e coerenza. Continuità perché non è giunto il momento di abbassare la guardia, perché ci vuole un impegno costante delle istituzioni e della società senza tentennamenti, nel Paese e nel Parlamento.
Un grazie sincero va alle forze dell’ordine ed alla magistratura per l’impegno quotidiano e senza sosta profuso nell’attività di contrasto.
Ma questo rappresenta solo la premessa per una lotta concreta ed efficace alla ‘ndrangheta che coinvolge la politica in primo luogo, anche se sappiamo che a volte una legge da sola non basta.
La politica deve essere più attenta e sensibile, mai troppo tiepida. Il compito della politica non è solo quello di legiferare, ma anche di dare l’esempio, di capire i bisogni dei cittadini abbandonando la logica dei piccoli interessi di parte. C’è bisogno di una politica che non archivi le stagioni della lotta alla corruzione.
La ‘ndrangheta c’è e continua a mietere vittime. Non si uccide una persona soltanto con le anni, ma negandole la speranza ed il futuro. Penso alle vittime della sopraffazione economica: persone vive che hanno dovuto abbandonare il proprio lavoro, il proprio ambiente, la propria casa, le proprie attività. Tutto.
Sono le vittime dell’usura, delle estorsioni. Sono le vittime della corruzione, del caporalato e del lavoro nero. Sono gli imprenditori rimasti fuori dal giro. Gente che non si è voluta piegare all’andazzo e che per questo ha pagato caro.
La ‘ndrangheta c’è, ne abbiamo piena consapevolezza. C’è un lungo percorso da compiere, ma in Calabria, è bene sottolinearlo, non si parte da zero. Qualcosa sta cambiando ed a ricordarcelo non ci sono solo i sacrifici di coloro che, anche pagando con la propria vita, hanno squarciato il muro dell’omertà, consentendo ai magistrati ed alle forze dell’ordine di penetrare nella fitta rete di alleanze, legami di sangue, collusioni affaristiche, infiltrazioni nel tessuto politico e sociale sui quali le organizzazioni criminali si reggono.
C’è una Calabria reale che agisce e reagisce, c’è una moltitudine di gente onesta e perbene, c’è l’impegno fattivo delle persone che, lontano dai riflettori e dalla ribalta dei palcoscenici, praticano quotidianamente una resistenza attiva alla ‘ndrangheta.
Ci sono le associazioni e le cooperative che gestiscono i beni confiscati, ci sono tanti bravi insegnanti ed educatori che si impegnano per formare i giovani secondo il principio del rispetto delle regole. Ci sono i magistrati e le forze dell’ordine. Ci sono amministratori capaci ed esemplari, ci sono i parroci della domenica, ma anche quelli del lunedì, che aprono gli oratori e tolgono i ragazzi dalla strada e che aiutano le famiglie. Ci sono i testimoni di giustizia. Ci sono persone che lavorano, che producono, persone che non hanno dimenticato i principi della civile convivenza e della solidarietà. Tanti individui che insieme possono costruire molto.
Perché, come ama ripetere monsignor Giancarlo Bregantini, un filo solo rischia di spezzarsi, ma tanti fili intrecciati diventano una fune assai più robusta e resistente. Allo stesso modo tutti noi dobbiamo lavorare insieme e costruire una rete impermeabile alle infiltrazioni mafiose. E la Calabria è ricca di persone piene di dignità e rigore morale, che sono la stragrande maggioranza. Persone che vogliono il cambiamento. Tutti noi dobbiamo essere sentinelle di questo cambiamento, le sentinelle dei diritti, della legalità, della giustizia.
Sono solo parole? No, questo è il vero modo di fare memoria e di vivere l’impegno”.