L’on. Franco Laratta, che pure stimo per l’onestà intellettuale che lo contraddistingue nel confronto dialettico interno e che tanto apprezzo per il coraggio che dimostra nel dibattito politico regionale, non ha esitato a dichiarare, subito dopo la designazione della Direzione Regionale, che il PD era rinato e che le immagini di Capo Suvero, che diedero il via alla lunga crisi del partito in Calabria, erano da ritenersi sbiadite e definitivamente consegnate all’album dei ricordi! Se non ricordo male utilizzò l’immagine di una nave che salpava in mare aperto, senza specificare la meta di approdo. Non nascondo le perplessità suscitate allora da una considerazione così ottimistica e confesso il perdurare tuttora di limiti intellettivi che non mi consentono di condividerla, ma non mi sottraggo all’idea di intraprendere con lui un ragionamento pacato sull’intero percorso della stagione congressuale, avviatasi con gli spettacoli assai poco decorosi offerti alla pubblica opinione al termine delle assemblee provinciali e conclusasi con quella meno esaltante regionale che ha sancito l’elezione di Ernesto Magorno e la “nomina” di una Direzione Regionale di ben 100 componenti, tutti rispettabili e capaci, ma senza il pur minimo collegamento ad un contesto di trasparenza sul metodo utilizzato per la loro selezione nel gruppo dirigente. Con buona pace di quanti, indistintamente, nel corso della breve campagna elettorale che ha preceduto le primarie, avevano sottolineato l’inderogabile esigenza che il Pd calabrese si convertisse al cambiamento e al rinnovamento per costruire percorsi innovativi di selezione della sua classe dirigente, senza privilegiare consorterie, familismo e fidelità! Ma il tasso di difficoltà nel coniugare verbi impegnativi come cambiare e rinnovare, senza cadere nella narcisistica tentazione di intenderli da taluni come riferibili agli altri e non a sè stessi o peggio ancora da altri come strumento per un sostituismo anagrafico, lo si è potuto misurare in questa frettolosa e anacronistica fase post congressuale, o meglio post primarie, in cui si è assistito prima alla reiteratività del tanto deprecato “manuale Cencelli” per il completamento del puzzle direzionale ed oggi ad una fase di oggettiva difficoltà di Magorno per la formazione della Segreteria Regionale! Eppure i proclami della vigilia vertevano tutti su una pretesa autonoma autodeterminazione, accettata dagli alleati, per la sua composizione! Si dirà che l’esito delle primarie è stato meno favorevole delle aspettative e che il quadro di insieme non consente la libertà di manovra auspicata, ma ad alcuni principi basilari che sottintendono all’avvio di qualsiasi percorso operativo che si richiami anche formalmente al cambiamento e al rinnovamento non si può e non si deve rinunciare, pena il fallimento! Sto parlando del rispetto delle regole e della riconduzione delle azioni della politica all’etica della responsabilità per affermare con forza che nessun cambiamento è possibile senza che alcuno ne subisca conseguenze e che nessun rinnovamento è praticabile se al timone della nave, caro Franco, resistono sempre gli stessi uomini! Quasi a voler giustificare che se la meta non la si raggiunge la colpa è solo del mare! Personalmente non mi scandalizzo della deprecabile adattabilità di costoro al trasformismo, in fondo Bersani o Renzi rappresentano sempre il partito, ma l’affidamento delle sorti del mio partito, e quindi della mia Regione, nelle stesse mani di chi ne ha provocato la crisi (favorendo il commissariamento) e causato le numerose sconfitte (consegnando la Calabria al centro destra) mi preoccupa non poco, al punto da temere anch’io, come don Stamile, che la scadenza del rinnovo del Consiglio Regionale possa rappresentare realmente l’incubo di un nuovo e più profondo baratro! Perché ciò non accada di tutto ha bisogno il PD calabrese tranne che di avere paura a liberarsi dalle bende dell’imbalsamatura culturale che lo costringono ad avvalersi del protagonismo insignificante, talvolta ridicolo, di alcuni ben noti personaggi che ci impediscono persino di gridare non solo la nostra diversità, quanto di sollecitare le giuste reazioni almeno di quella parte di opinione pubblica calabrese che, dinanzi alla inadeguatezza culturale e morale del centro destra che si sta palesando generalizzata su tutto il territorio calabrese, riesce a mantenersi aggrappata ai sani principi che le consentono di non sacrificare la sua libertà e di resistere ai facili metodi clientelari che aiutano ad affrancarsi dalla dittatura del bisogno! E’ tempo che i democratici calabresi restituiscano alla credibilità il loro agire quotidiano!
Mario Muzzì Circolo PD Amaroni
Pd Calabria, Mario Muzzì: occasione mancata
Riceviamo e pubblichiamo: