"Mezzogiorno è Europa - Fondi europei 2014-2020, programmare per il territorio" è il titolo dell'incontro che si svolgerà giovedì 27 marzo alle 18 a Catanzaro (via San Nicola), nella sede del Circolo Pd "E. Lauria". Al dibattito interverrà l'eurodeputato Pd Pino Arlacchi.
Affidare i fondi della programmazione 2014-2020 per la coesione economica e sociale direttamente ai comuni: è la proposta di Arlacchi per superare le numerose difficoltà che, nella precedente programmazione, le regioni hanno incontrato nella spesa dei finanziamenti europei.
«I comuni hanno dimostrato di saper spendere meglio queste risorse. Credo che la soluzione migliore - dichiara in una nota l'eurodeputato - sia quella di affidarle ad associazioni di comuni che intercettino direttamente i fondi europei, sempre dietro una necessaria verifica della qualità dei progetti e con tutte le garanzie che occorrono perché l'iter si svolga secondo parametri corretti».
«Le regioni - aggiunge Arlacchi - si sono dimostrate in questi anni un veicolo inefficiente: oltre la metà dei fondi europei a disposizione risulta non spesa. E non è soltanto un problema del Sud: nelle regioni meridionali si registra un 60-65% di fondi non spesi, ma anche al Nord la percentuale è intorno al 50%».
«È importante sottolineare - precisa ancora Arlacchi - che questi soldi non sono un regalo di Bruxelles. Ciascun paese dell'Unione europea versa ogni anno l'1% del suo PIL per le spese di funzionamento dell'Unione, ma anche per interventi (come fondi strutturali e fondi di coesione) che servono a ridurre le distanze tra le regioni meno sviluppate e quelle più sviluppate. Lo scopo ultimo è quello di eliminare o ridurre queste distanze e fare dell'Europa un'entità più coesa dal punto di vista sociale ed economico. Queste risorse, poi, vengono messe in un pool comune e ritornano in parte ai paesi finanziatori».
«Se però i progetti non vengono elaborati, oppure vengono presentati in modo sbagliato o in ritardo, i finanziamenti tornano nella "cassa comune" e vengono poi redistribuiti ai paesi o alle entità più virtuose e più capaci di spenderli».
«Elencare le occasioni perse in questi anni significa scorrere una vera e propria "galleria degli orrori". Soltanto la Calabria ha dovuto restituire fondi non spesi nell'ordine di almeno 200 milioni di euro, destinati alla valorizzazione dei beni culturali nella regione. Occorre dunque fare in modo - conclude Arlacchi - che con la prossima programmazione non si sia costretti a restituire di nuovo gran parte di questi fondi. È necessario pensare a un meccanismo che scavalchi o limiti l'intervento delle regioni al minimo indispensabile, ai soli progetti di respiro regionale, consentendo che siano gli "enti di prossimità" (comuni e province) ad occuparsi in modo diretto della gestione delle risorse europee».
CZ. Giovedì l'incontro "Mezzogiorno è Europa - Fondi europei 2014-2020, programmare per il territorio"
Riceviamo e pubblichiamo: