NOSTRO SERVIZIO - E’ una presa di distanze netta, precisa, quasi infastidita. Cafiero De Raho scandisce: “Non riconosco come mie quelle affermazioni attribuitemi dal Corriere”. Si ferma per meno di un secondo e le definisce: “Devianti”. Insomma, una vera e propria smentita in piena regola. Nel mirino della polemica un virgolettato del Corriere della Sera che, a proposito di Reggio, fa dire a De Raho: «Le elezioni mi spaventano. Quando andrà via il commissario straordinario si dovranno fare. Qui non c'è libertà, “loro” spostano la vittoria. Che razza di elezioni saranno?»
Dove “loro” sono le cosche della ‘ndrangheta.
Siamo a Polistena, nel salone buono del Comune. I posti a sedere sono tutti occupati e lungo i corridoi la gente sta in piedi. L’occasione è un dibattito sull’ultimo libro di Mimmo Gangemi, Il patto del giudice. Il pubblico, da oltre un’ora e mezza non si perde una parola. Alla presidenza, il sindaco Tripodi, lo scrittore, il direttore di zoomsud. Hanno già parlato ed ora, dopo alcuni interventi del pubblico (anche quello di don Pino De Masi), tocca a lui, al procuratore tiurare le fila della discussione.
L’esordio è una precisazione: “Alcuni dicono che sono contro i calabresi. Ma non è vero: io sono solo e soltanto contro la ‘ndrangheta”. Non esplicita il procuratore, ma il senso è chiaro: solo chi confonde l’intera Calabria con la ‘ndrangheta fino a farle coincidere può pensare che ce l’abbia con questa terra e i suoi abitanti.
Quindi, una considerazione sulla stampa: ha una funzione essenziale, ma se confonde o manipola fa un favore ai nemici della legalità. Il Corriere della Sera, con l’articolo di uno dei suoi inviati, lo aveva descritto preoccupato delle prossime elezioni comunali a Reggio perché, è il concetto attribuito a De Raho, sarebbero state comunque vinte dalle cosche della ‘ndrangheta. Frasi suonate come una specie di avvertimento: chiunque vincerà finirà inevitabilmente nel mirino della giustizia.
De Raho spiega al pubblico che non accetta che lo si faccia passare come un nemico delle elezioni che, finito il lavoro dei commissari al Comune di Reggio, si dovranno svolgere nella dello Stretto. Si lamenta perché quelle dichiarazioni, che definisce “devianti” possono equivocare e far pensare a una delegittimazione pregiudiziale della sovranità popolare. Lui assicura che non l’ha detto e, soprattutto che non lo pensa.
Pare sia stato tentato di fare una vera e propria smentita ma che poi abbia rinunciato per non correre il rischio che si potesse creare ancor più confusione.