Oltre 45 minuti di colloquio al termine del quale arriva l'impegno: «Ci rivedremo a Roma. Fateci avere il materiale necessario e faremo di tutto per darvi una mano».
C'era la stanchezza di una lunga giornata di lavoro, negli occhi dei membri della commissione parlamentare antimafia che, nella serata di ieri, hanno incontrato una delegazione dei giornalisti dell'Ora della Calabria. Nonostante un notevole ritardo rispetto alla programmazione dei lavori, i parlamentari non hanno voluto rinunciare all'incontro - per adesso solo informale - con il direttore Luciano Regolo e il caposervizio della redazione di Reggio Calabria, Consolato Minniti. Nel corso della discussione sono stati affrontati tutti i temi più caldi, riguardanti la vicenda "dell'Oragate" e le tappe che ne hanno decretato la chiusura.
Tra i membri della delegazione parlamentare, vi erano - oltre al vicepresidente Claudio Fava - anche due calabresi come Enza Bruno Bossio e Dorina Bianchi. Presente, seppur solo per un saluto, il presidente Rosy Bindi.
Come si ricorderà, l'incontro con la commissione antimafia è stato possibile grazie all'intervento del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, che, non potendo essere presente all'appuntamento organizzato nella redazione occupata di via San Francesco da Paola, ha voluto lasciare un segno tangibile della sua vicinanza.
I parlamentari hanno ascoltato lungamente l'esposizione dei fatti da parte del direttore Luciano Regolo che - non senza la fatica di una necessaria sintesi - ha dovuto ripercorrere due mesi di eventi che si sono susseguiti: dalla famosa telefonata Citrigno-De Rose, nella notte della censura sulla notizia dell'indagine a carico di Andrea Gentile, sino al "venerdì di Passione", giorno nel quale L'Ora sospese le pubblicazioni.
Molte le domande poste dai membri della commissione, anche perché la presenza di due parlamentari calabresi (Bruno Bossio cosentina "doc") ha favorito una più rapida conoscenza dei fatti e dei personaggi coinvolti. Senza scendere nei dettagli di un incontro che, per ovvie ragioni, dovrà mantenere i giusti profili di riservatezza, si può certamente dire che ai membri dell'antimafia è stato tracciato un quadro chiarissimo di quelle che sono le relazioni personali, familiari, economiche e affaristiche, dei soggetti che hanno concorso alla chiusura dell'Ora della Calabria. Nessun particolare è stato nascosto, così come molta attenzione è stata prestata al rapporto intercorrente tra la famiglia Citrigno e lo stampatore Umberto De Rose. «Perché un imprenditore dovrebbe continuare a stampare un giornale - si è chiesto il direttore Luciano Regolo - anche dopo aver sperimentato per molto tempo i mancati pagamenti, da parte dell'editore dell'Ora?». Ma alla commissione sono state fornite anche utili informazioni riguardanti i rapporti tra De Rose e la famiglia Gentile. «Ritenete che la chiusura del giornale possa dipendere anche dalla vicenda che ha visto coinvolto l'ex sottosegretario?», ha chiesto il vicepresidente Fava. La risposta del direttore Regolo è stata eloquente: «Pensiamo che sicuramente tutti questi fatti abbiano avuto un ruolo non secondario».
Il caposervizio della redazione di Reggio Calabria, Consolato Minniti, ha poi rappresentato alla commissione la difficoltà di operare nel territorio calabrese, dove esistono sistemi di potere trasversali che ammorbano il territorio e non consentono di poter avere un'informazione libera. Alla luce di ciò, i membri dell'antimafia hanno invitato Regolo e Minniti ad un'audizione formale sul tema "Informazione e mafia", percorso di lavoro che la commissione intraprenderà a breve.
In conclusione dell'incontro, i parlamentari hanno chiesto ai giornalisti i documenti riguardante la vicenda dell'Ora, anche perché - da quel che si apprende - potrebbero sussistere elementi d'illegittimità nelle decisioni assunte dal liquidatore della società.