"Il Signore, chiamandomi al ministero episcopale, mi ha affidato questa Chiesa particolare, ricca di fede, storia e di tradizioni". E' quanto afferma il Vescovo eletto di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, in una lettera inviata all'Amministratore diocesano, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai fedeli laici della diocesi.
"Sono desideroso - ha aggiunto - di conoscervi, pronto a spendermi per voi. Vi confido che ho accettato in spirito di fede e per obbedienza ad una chiamata del Signore al quale non si può dire di no. Siete voi la forza e la speranza della Chiesa di Dio, che è in Locri-Gerace. Il Vescovo ne è solo la guida.
Confido nella vostra preghiera, ma anche nella vostra accoglienza e comprensione. Spero di poter godere sincera e fattiva collaborazione da parte di mons. Cornelio Femia, che, con spirito di servizio, in questi ultimi mesi, si è fatto carico della responsabilità pastorale".
"Vengo - ha proseguito mons. Oliva - dall'altra parte della Calabria in questo bel lembo della nostra Regione con tanta voglia di continuare a servire il Signore. Ancora non vi conosco, ma vi confesso che già sento la gioia della fraternità e dell'amicizia di ciascuno di voi. Per me è più importante il contatto umano, le relazioni sincere e la stima reciproca. Mi affido alla vostra cordialità. A mons. Giuseppe Fiorini Morosini, che, per cinque anni, ha guidato questa Chiesa particolare, esprimo riconoscenza per il lavoro svolto".
Mons. Oliva sostiene inoltre che "presento alla misericordia del Padre l'invocazione di quanti a causa della malattia, della vecchiaia o della povertà tendono la mano, come anche di coloro che hanno perso il lavoro o un lavoro non l'hanno mai avuto, di quanti soffrono a causa della violenza e dell'ingiusta prevaricazione subite da chi ha scelto la via della disonestà, dello sfruttamento e dell'odio. Sono vicino alle famiglie, particolarmente a quelle che in questo tempo stanno vivendo momenti di difficoltà per la perdita del lavoro o per altri motivi, come l'esperienza del fallimento e della divisione. Mi attendo molto dai giovani: sostenuti dal loro entusiasmo molto possono dare alla Chiesa e alla società, se non si arrendono alla fatalità e alla rassegnazione".
"Il mio saluto - ha concluso - va agli immigrati, uomini e donne, che, mossi dal desiderio di un futuro migliore, salpano sulle nostre coste, con la speranza di trovare accoglienza ed ospitalità, ma anche ai tanti emigrati della Locride che la ricerca di condizioni migliori di lavoro ha costretto ad andare altrove. Desidero, in ultimo, rivolgere il mio saluto riconoscente alle autorità civili, con cui intendo stabilire, nel rispetto delle proprie competenze, un rapporto leale e di collaborazione in vista del bene comune".