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ESAME AVVOCATI: TAR Calabria accoglie sospensiva in una visione innovativa

ESAME AVVOCATI: TAR Calabria accoglie sospensiva in una visione innovativa
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Nel mese di Agosto gli Avv.Ti Antonella MASCARO e Luigi CIAMBRONE interponevano ricorso avverso il verbale di correzione delle prove scritte del 27 marzo 2014 della I Sottocommissione di esami di Firenze con le relative valutazioni alfanumeriche adottate dalla Commissione di Esami di Firenze relative alla sessione 2013 degli esami di avvocato per cui il candidato non è stato ammesso alle prove orali. Si ponevano diverse censure nonchè una questione di legittimità costituzionale delle norme impugnate laddove non prevedevano l'annotazione di una pur sommaria motivazione a margine dell'elaborato ritenuto insufficiente a cura del solo componente dissenziente della Commissione Giudicatrice di Firenze. Si è sostenuto, nell'articolato motivo di ricorso che la mancanza di motivazione del «voto numerico» dei provvedimenti di non ammissione alle prove orali dei candidati partecipanti agli esami di abilitazione alla professione forense comporterebbe un difetto di trasparenza in contrasto con il principio di imparzialità che postula la conoscibilità e pubblicità delle scelte amministrative anche tecniche (art. 97 Cost.), nonché con il principio di uguaglianza e di pari dignità di tutti i cittadini di fronte all’esercizio del potere amministrativo (art. 3 Cost.). Il TAR CALABRIA, Sezione Seconda (Rel. Dr. Nicola DURANTE), nell'accogliere l'incidente cautelare di sospensione, con Ordinanza del 03.09.2014 depositata in data odierna, ha affermato, fra l'altro,: " la sopravvenienza di cui all’art. 46 permette di fondare un’interpretazione evolutiva costituzionalmente orientata della regola... Considerato che in tal senso può condividersi l’assunto in base al quale “con la riforma dell’ordinamento forense è stato quindi recepito il principio generale di origine comunitaria secondo cui l’accesso a una professione regolamentata deve essere subordinato a condizioni chiare e inequivocabili (v. art. 15, comma 1-d, del D.lgs. 26 marzo 2010 n. 59). Il possesso di un’adeguata preparazione teorico-pratica è certamente una condizione chiara e inequivocabile, ma perché la norma raggiunga il suo effetto le medesime caratteristiche devono essere presenti nel provvedimento che accerta la mancanza di preparazione e nega l’accesso alla professione. L’art. 46, comma 5, della legge 247/2012, evidentemente per non rendere troppo gravoso il lavoro di correzione, prevede un obbligo di motivazione attenuato, in quanto non esige un vero e proprio giudizio analitico, ma richiede che il voto trovi giustificazione nelle annotazioni a margine degli elaborati (correzione parlante). In altri termini, l’aspirante avvocato deve essere messo in grado di comprendere quali passaggi delle proprie argomentazioni siano stati ritenuti adeguati e quali invece criticati o giudicati erronei”. Il TAR ha poi chiuso la parte motivazionale del provvedimento: " Ritenuto sussistere, alla luce di quanto sopra, una ragionevole previsione circa l’esito positivo del ricorso e ravvisato l’allegato pregiudizio grave e irreparabile, con conseguente accoglimento della domanda cautelare, limitatamente all’obbligo dell’amministrazione di provvedere, nel rispetto dell’anonimato, alla motivata ripetizione della valutazione degli elaborati di parte ricorrente non aventi giudizio positivo, entro giorni cinquanta dalla notifica a cura di parte della presente ordinanza, apponendo le eventuali annotazioni, precisando che tali adempimenti non sono finalizzati a giustificare a posteriori il voto espresso, ma a rinnovare motivatamente la valutazione e dunque l’esito della correzione rimane aperto, come pure il giudizio finale sull’ammissione agli orali". In altre parole, il TAR Calabria Sez. II ha "anticipato" l'entrata in vigore della legge 247/2012 che prevede l'obbligo di annotazione a margine degli elaborati a far data dalla sessione esami 2015, attraverso una interpretazione costituzionalmente orientata. Negli anni, nella materia in esame, abbiamo assistito come legali, a un’altalenante disputa in dottrina e in giurisprudenza circa la necessità o meno di motivare le decisioni alla base di un provvedimento amministrativo. Nel bilanciamento degli opposti interessi in gioco attinenti da una parte ai principi della trasparenza e dall’altra della celerità del provvedimento, si è a volte ritenuto prevalente, soprattutto in materia di esami professionali come quelli di Avvocato, l’interesse alla celerità dell’atto rispetto alle motivazioni che ne erano alla base. Lo stesso TAR Calabria, Sezione I, aveva nel recente passato tra i primi accolto una visione innovativa proposta. In particolare si fa riferimento all’Ordinanza n. 539 del’08.09.2005 a seguito del ricorso presentato dalla scrivente difesa per una candidata agli esami di avvocato non ammessa agli orali per la sessione anno 2004. Ora si ribadisce, finalmente, la necessità a che il candidato conosca le ragioni per cui il suo elaborato è stato giudicato insufficiente. C’è da chiedersi però se i criteri indicati hanno la medesima valenza. L’assenza di un solo dei requisiti determina l’automatica insufficienza o solo in assenza di più di un requisito è previsto l’abbassamento del voto? In quali ipotesi è possibile attribuire un voto pari o inferiore al cinque? Che cosa determina l’eccellenza rispetto alla sufficienza? Questi e altri sono i problemi di valutazione che sono venuti all’attenzione dell’odierno giudice amministrativo calabrese che ha così deciso: " la commissione esaminatrice per l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato non ha definito i concreti elementi di collegamento tra gli stessi ed il punteggio numerico attribuibile, donde quest’ultimo non è in grado di apparire da solo sufficiente alla esternazione motivazionale, in mancanza della specificazione, in termini letterali, delle concrete modalità di attribuzione del punteggio in relazione ai criteri predeterminati ed alla loro osservanza. Tale modus operandi, invero, oltre ad impedire al candidato un’idonea difesa delle proprie ragioni dinanzi al giudice – seppure nei limiti del sindacato che questi può esercitare sulla valutazione di merito espressa sulle prove di esame –, argomentando, ad esempio, su palesi vizi logici o giuridici in cui questa potrebbe essere incorsa nella correzione, impedisce al candidato di avere effettiva contezza degli asseriti errori in cui è incorso, conoscenza che potrebbe impedirgli di reiterarli in un successivo esame cui volesse partecipare ".
Una Ordinanza di accoglimento del TAR Calabrese che segna un passaggio importante di civiltà giuridica!

Avv. Luigi CIAMBRONE e Avv. Antonella MASCARO