Direttore: Aldo Varano    

RC. Si conclude con una maratona teatrale la Summer Edition del Globo Teatro Festival

RC. Si conclude con una maratona teatrale la Summer Edition del Globo Teatro Festival
ReP
 

Si è conclusa con una bellissima e unica maratona di teatro, la prima edizione del Globo Teatro Festival, festival internazionale di teatro che si è tenuto per due week-end al Parco di Ecolandia, ad Arghillà. Complice la pioggia del giorno prima che aveva costretto a spostare i due spettacoli in programma, il pubblico ha potuto assistere a tre spettacoli di grandissima qualità e coinvolgimento: “Il grande inquisitore” con Bruce Myers; “Un uomo in fallimento” con Chris Tantalakis, Spiridon Xenos e Dimitra Charitopoulou per la regia di Francesco Bonomo e, a conclusione della serata, “Cells” di e con Sláva Daubnerová. Tra i protagonisti del festival, dove ha tenuto anche un workshop di alto livello per attori, l’attore inglese Bruce Myers ha condotto, con un testo tratto da “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, il pubblico in Spagna, a Siviglia, durante il periodo buio dell’Inquisizione. Il pubblico molto attento, si è mostrato letteralmente rapito da una presenza scenica, quella di Myers, di grande intensità. Gesti semplici, una scenografia minimalista con un palco proprio a ridosso delle gradinate che ha eliminato ogni distanza tra l’attore e la gente. Come aveva scritto il critico Fintan O’Toole, esaltando il carattere della semplicità di un’opera che ha la regia di Peter Brooke, Bruce Myers “è un maestro della parsimonia. Si trasforma da narratore a cardinale con il semplice gesto di abbottonarsi il lungo cappotto nero, trasformandolo subito in una tonaca. Ha una serenità nello sguardo che enfatizza anche la minima espressione emotiva”. Un lungo applauso ha salutato la conclusione dello spettacolo, con Myers ritornato più volte sul palco a raccogliere il consenso del pubblico. Una piccola pausa per il cambio della scenografia e tutto è stato pronto per la seconda rappresentazione in programma. Dalla Grecia “Un uomo in fallimento” con un testo di David Lescot adattato dal regista Francesco Bonomo e da Efthimis Kaltosounas. Si è entrati nel vivo dell’attualità moderna, della crisi economica in particolare, grazie a un gruppo di artisti che ha creato questo ponte tra Italia e Grecia. Convincente l’interpretazione degli attori, Chris Tantalakis, Spiridon Xenos e Dimitra Charitopoulou, che hanno “camminato” sul testo con la stessa leggerezza ma convinzione con cui sulla scena hanno camminato sui libri, in una metafora molto riuscita. All’inizio della storia, quella di un fallimento economico che porta una coppia a dividersi i beni accumulati sotto il tetto coniugale, la donna decide infatti di portare con se solo i libri mentre il suo ormai ex-compagno ne pretende solo uno, come ricordo: “The shrinking man”, l’uomo che rimpicciolisce. Il testo diventa una sorta di bibbia per il protagonista che trova la forza per affrontare il suo dramma, rinunciando volontariamente anche a quel poco che gli era rimasto, che era riuscito a sfuggire all’opera di pulizia del liquidatore. Un'altra pausa per il cambio scenografia e tutto è pronto per il terzo spettacolo in programma, annunciato da una colonna sonora cupa e piena di pathos. Sláva Daubnerová ha così portato in scena “Cells”, conducendo lo spettatore in un mondo dark e intenso attraverso una performance ispirata all’omonima serie di installazioni scultoree di Louise Bourgeois. Il tema è quello del dolore e come affrontarlo. Ineliminabile ma al quale, secondo quella che è considerata una delle più straordinarie artiste visive del XX secolo, occorre dare una dimensione reale: “Le sculture – diceva, infatti, la Bouergeois - mi permettono di rivivere la paura, conferendo loro una forma fisica così da poterle affrontare”. Cells ha portato in scena tutto questo grazie a una interpretazione eccezionale della Daubnerova, che ha scritto, diretto e interpretato la performance con la drammaturgia di Eduard Kudláč. Dopo aver girato l’Europa riscuotendo premi e consensi, per la prima volta è stato possibile vederla anche a Reggio. Si è chiusa così la sesta e ultima serata della programmazione. Alla fine, un bilancio molto positivo per la Summer Edition del Globo teatro Festival, grazie agli organizzatori, Americo Melchionda, direttore organizzativo, e Maria Milasi, direttrice artistica, che hanno creato un evento unico, con un lavoro di squadra che ha coinvolto tantissimi professionisti reggini e non. E grazie a un contesto, il teatro del Parco di Ecolandia, che per l’occasione è stato rimesso a nuovo e dotato di un palcoscenico veramente suggestivo. Da notare, tra i tanti aspetti, anche le soluzioni tecniche che hanno permesso di allestire in rapida successione, su uno stesso palcoscenico, ben tre scenografie diverse per gli spettacoli dell’ultima serata. Tre diversi contesti scenici che si sono aperti l’uno dopo l’altro come una sorta di matrioska. Un grande lavoro, con tanti volti, tecnici e professionisti, come quello del direttore tecnico Maurizio Spicuzza. E, soprattutto, con un pubblico molto preparato e attento, come hanno riconosciuto gli stessi artisti, colpiti dall’attenzione e dalla partecipazione palpabile con cui la gente ha vissuto l’esperienza del Globo. Un festival che ha saputo coniugare diversi registri teatrali, offrendo una varietà di tematiche e di modalità di narrazione diverse ma sempre all’insegna della grande intensità espressiva e qualità. Coniugando esperienze teatrali provenienti da tutta Europa, senza tralasciare la nostra Calabria. Si è partiti dal teatro canzone de “Il Monumento” di Peppe Voltarelli, artista poliedrico sempre in giro per il mondo a raccontare storie raccolte nella sua terra, all’analisi antropologica dell’essere umano portata in scena per la prima volta in Calabria da Pierre Byland e Mareike Schnitker, con “Confusion”, scritto a quattro mani da Blyand e Jacques Lecoq, per poi entrare nei drammi al femminile con le storie di “Omorfaskimi” con la straordinaria interpretazione di Nathalia Capo D’Istria e “La morte addosso”, un testo di Domenico Loddo e Maria Milasi, con in scena Maria Milasi e l’attrice Slovacca kristina Mravcova per la regia di Americo Melchionda. Alla fine significativi i complimenti anche di Pierre Byland che si è commosso di fronte all’interpretazione delle due attrici. Ad aprire il secondo week-end, “La parola Padre” di Gabriele Vacis, prodotto dai Cantieri Teatrali Koreja, con un cast internazionale di sei attrici. Irina Andreeva, Alessandra Crocco, Aleksandra Gronowska , Anna Chiara Ingrosso , Maria Rosaria Ponzetta e Simona Spirovska. Di rilievo la scenofonia e l’allestimento di Roberto Tarasco. Senza dimenticare l’esperienza positiva con il teatro bambini, con le storie “Arlecchino e Pulcinella vanno a Londra” con Mary Cipolla e Bianca Elton Ara, “Big Ears & his magic Bubbles” con Bianca Elton Ara e “Le avventure del giovane che si tramutò in statua” di Chiaraluce Fiorito che ha aperto la maratona finale del festival. Un percorso completo, che parte proprio dai bambini, pensato per dare ai più piccoli l’opportunità di conoscere il meraviglioso mondo del teatro, proseguendo poi con il seminario del grande attore inglese Bruce Myers, rimasto a Reggio per tutta la durata del festival, e con gli spettacoli serali che hanno portato uno spaccato molto rappresentativo del teatro di qualità, con spettacoli per la prima volta in Calabria e addirittura due prime nazionali. Il Globo Teatro Festival non ha portato solo spettacoli alla gente di Reggio, ma anche artisti internazionali che hanno condiviso questa esperienza non come un mordi e fuggi, ma rimanendo in città, interagendo con pubblico e con gli altri artisti in una dimensione che ha fatto di Arghillà e del parco di Ecolandia una vera e propria città della cultura e del teatro. E, si può certamente dire, a giudicare dall’entusiasmo che tutti hanno manifestato, portando il ricordo del teatro di Arghillà e di Reggio Calabria con loro, in giro per il mondo.
Promosso dall’Associazione Pro-Pentedattilo onlus con il partenariato artistico ed esecutivo della compagnia teatrale Officine Jonike Arti di Reggio Calabria, il festival è cofinanziato dall’intervento "Creazione del Distretto culturale e relativa programmazione ed organizzazione di eventi di rilevanza nazionale ed internazionale" - PISU di Reggio Calabria – POR FESR Calabria 2007/2013 – Asse VIII - Linea di intervento 8.1.1.3 ". Soddisfatti gli organizzatori, Americo Melchionda, direttore organizzativo, e Maria Milasi, direttrice artistica, che dopo il gran lavoro di questa edizione, il consenso, i complimenti e l’incoraggiamento a proseguire ricevuto da parte di tutti gli artisti, rilanciano l’appuntamento per l’edizione invernale del Globo Teatro Festival, che si terrà a novembre al teatro Cilea. Un ponte tra la periferia di Arghillà e il centro città, per rilanciare lo sviluppo attraverso la cultura, l’arte, il teatro, capaci di smuovere le coscienze ma anche l’economia, facendo rinascere i luoghi e le anime.