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RC. Anassilaos: martedì incontro sulla figura di Palmiro Togliatti

RC. Anassilaos: martedì incontro sulla figura di Palmiro Togliatti
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Il 50° Annivesario della morte di Palmiro Togliatti  avvenuta a Yalta, in Crimea, il 21 agosto del 1964 – e le cui esequie richiamarono a Roma oltre un milione di persone in un clima di emozione e di dolore nazionale - è passato quasi inosservato nonostante che egli per un ventennio, dalla svolta di Salerno del 1944 alla morte, sia stato il leader carismatico del più grande partito comunista dell’Europa Occidentale ed uno dei protagonisti della storia d’Italia. Alla sua figura l’Associazione Culturale  Anassilaos, Sezione Giovani,  dedica un incontro che si terrà martedì 7 ottobre alle ore 18,00 presso la Sala di San Giorgio al Corso, con l’intervento del Prof. Antinino Romeo. Tale incontro  apre, nelle intenzioni del sodalizio reggino, una serie di conversazioni sui protagonisti della vita pubblica italiana dal dopoguerra ad oggi che comprenderà uomini politici, uomini di cultura (scrittori, giornalisti, artisti),  imprenditori, religiosi al fine di offrire, alle più giovani generazioni, la possibilità di conoscere  la storia più recente del proprio Paese. Palmiro Togliatti, conosciuto con lo pseudonimo di Ercole Ercoli, di questa storia italiana, in uno dei momenti più difficili e contraddittori delle vicende del Novecento,  è stato uno dei protagonisti assoluti, prima in Italia, dove nel 1927 divenne  segretario del Partito Comunista a seguito dell’arresto di Antonio Gramsci e poi dal 1934 a Mosca, dove fu autorevole componente del Comintern chiamato ad avallare in tale veste  – volente o nolente – la strategia e le scelte di Stalin dettate, e non poteva essere diversamente, soprattutto nel campo della politica estera, dagli interessi dell’URSS. E’ questo senza dubbio uno dei periodi più controversi e, se si vuole, opachi della vita e dell’attività di Togliatti  che, con il rientrò in Italia nel 1944, avviò subito, con l’assenso di Stalin, la collaborazione delle forze antifasciste, abbandonando la pregiudiziale antimonarchica ed  entrando a far parte, con gli altri partiti del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) nel secondo governo di Pietro Badoglio. Divenne ministro senza portafoglio  nel primo Governo Bonomi e vicepresidente del Consiglio nel secondo Governo Bonomi. Fu Ministro di Grazia e Giustizia nel Governo Parri e nel primo Governo De Gasperi. In tale veste – giova ricordarlo-   promosse una amnistia che comprendeva anche reati politici commessi dopo l’8 settembre 1943  con lo scopo di favorire la riconciliazione nazionale dopo la guerra civile. Pur non ricoprendo più alcun incarico il PCI appoggiò il  secondo governo De Gasperi con la partecipazione di tre ministri fino all’esclusione decisa dal leader democristiano nel suo terzo governo (1947). Uno degli obiettivi di Togliatti, nella impossibilità di realizzare in Italia – a causa dell’appartenenza del paese alla sfera di influenza occidentale decisa a Yalta - una presa di potere da parte del partito comunista – come in quegli anni era avvenuto in molti dei paesi dell’ Europa  Orientale liberati dalla Armata Rossa, fu quello di inserire il Partito Comunista nel tessuto democratico italiano, sopendo anche, grazie alla sua forte personalità, i bollori rivoluziomari di quella parte di esso che ancora sognava la lotta armata.  Si trattava di realizzare una linea politica  difficile e non priva di ambiguità e reticenze che lo portò a scelte anche difficili per il suo movimento, come l’inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi, ma necessaria  soprattutto dopo la sconfitta elettorale del 18 aprile del 1948 che sbarrò la strada al PCI, allora ancora alleato del PSI di Pietro Nenni, di una conquista democratica del potere. Di ciò egli era così convinto che, immediatammente dopo l’attentato dell’agosto del 1948, l’invito che rivolse ai militanti fu quello di stare calmi, allo scopo di impedire una rivolta velleitaria che avrebbe potuto provocare una guerra civile – come un paio di anni prima in Grecia – e indurre  il Governo  a mettere fuorilegge il partito.