Direttore: Aldo Varano    

GIOIOSA I. (RC). Disabilità: anche quest’anno dignità negata a scuola

GIOIOSA I. (RC). Disabilità: anche quest’anno dignità negata a scuola
ReP
 


Il nuovo anno scolastico è iniziato con i soliti patemi d’animo, angosce e mortificazioni per chi scrive e, soprattutto, per mia figlia Maria Pia, frequentante la seconda classe della scuola primaria ed affetta da un grave handicap psico-motorio. Ogni anno si ripete, puntualmente, lo stesso copione, fin dal primo giorno di scuola: il diritto all’istruzione negato (o comunque gravemente limitato) per un alunno con handicap.
Riassumo brevemente i fatti.
Con una mia comunicazione indirizzata alla Dirigente Pini, datata 22 settembre c.a., ho evidenziato l’inadeguatezza dell’assistenza di base assegnata a mia figlia.
Con nota prot. n° 69 del 24 settembre c.a. mi viene risposto in modo freddo e burocratico, eludendo completamente le questioni da me poste.
Per completezza di informazioni allego alla presente le due missive.
Nel leggere la replica della Dirigente scolastica sono stata pervasa da sentimenti che sono un misto di rabbia, frustrazione, delusione, mortificazione. Mi viene detto, in sostanza, che sono state seguite le procedure previste dalla legge (viva Iddio ci siamo almeno arrivati, mentre fino allo scorso anno scolastico insisteva con forza che tali funzioni non erano di competenza della scuola!) e che per Maria Pia è stata individuata la collaboratrice scolastica Rezzotti Maria Raffaella, la quale ha dichiarato la propria disponibilità.
La Dirigente afferma che la stessa “non ha alcun impedimento di salute per tale compito da assolvere” e ammette che “non è specializzata”-
Praticamente la Dirigente autodichiara candidamente che la persona prescelta non può svolgere il delicato compito perchè “non è specializzata”.
E basterebbe questa “autodenuncia” per chiudere tutta la vicenda e dare corpo ad una clamorosa giustificata azione -anche pubblica-  di protesta-denuncia-diffida contro la Dirigente Scolastica e le Istituzioni competenti.
 
Ma c'è altro di cui la Dirigente tace o cerca di tacitare ingenuamente.
Si tratta di una incontestabile situazione di fatto, percepita visivamente da tutti: la collaboratrice non è nelle condizioni di gestire e badare alla bambina ed alle sue necessità anche igieniche. Si vede “ad occhio” e ci si rende conto del difficile rapporto anche fisico che ha con la bambina. Per dirla in modo  nudo e crudo:  non è in grado di fare questo importante servizio, malgrado tutta la buona volontà.
In merito la Dirigente maldestramente tenta di parare il colpo su questa sin troppo facile osservazione della scrivente. Cercando di giocare d'anticipo  dichiara che la collaboratrice “non ha alcun impedimento di salute per tale compito da assolvere”.  
Non voglio offendere nessuno né fare affermazioni gratuite: sfido chiunque a venire a vedere come stanno veramente le cose anche sotto questo punto di vista: la collaboratrice non è materialmente, né psicologicamente né culturalmente in grado di assolvere tale compito. Mi spiace  dirlo in un modo così crudo, ma è la Dirigente, con il suo comportamento ed il suo scrivere,  che mi costringe a denunciare  questo dato obiettivo.
Tutti sappiamo che quello dell'assistente di base igienico personale è un compito delicato, materialmente e giuridicamente  pieno di responsabilità anche a livello penale, sia per la dipendente che dà la disponibilità ben essendo consapevole di non aver ricevuto nessuna formazione, quindi priva dei requisiti di legge; e sopratutto per la Dirigente che in modo del tutto deliberatamente “consapevole” -e quindi con grande incoscienza e grave irresponsabilità, spiace dirlo-  assegna il compito solo sul presupposto secondario della “disponibilità”, ed allo stesso tempo si autocondanna  ammettendo che la dipendente è priva dei requisiti essenziali previsti dalla legge: la mancanza di formazione, sancita dalla legge e dai CCNL di Settore. La Dirigente dice espressamente che la dipendente è totalmente priva di competenza, intesa in senso giuridico, ed in senso materiale; ed aggiungo personalmente che la collaboratrice non possiede neppure esperienze di vita e di assistenza a bambini disabili (né vanta esperienze famigliari di tal senso).
 
In conclusione, tutto ciò vuol dire, senza ombra di dubbio:
 
1)- che la Dirigente persevera ad omettere un proprio dovere e continua in pratica a negare l'assistenza di base a mia figlia Maria Pia, cioè quella di garantire l'assistenza materiale ed igienica alla disabile. Una violazione che ipotizza il reato di natura penale per interruzione di pubblico servizio;
2)- Eventuali danni -facilmente ipotizzabili vista l'incompetenza dell'addetta-  derivanti alla bambina (e guai se dovesse anche succedere fortuitamente !) provocati dalle prestazioni svolte dalla suddetta dipendente -si ripete,  totalmente “non formata” per tale delicatissimo compito-  ricadono -appunto- anche in termini di responsabilità penale, sia sulla collaboratrice scolastica che sul Dirigente Scolastico che ha “organizzato” in tal modo negativo il servizio.
 
Davanti ad una così palese situazione di pericolo per mia figlia, giornalmente  sono io  che nella scuola mi occupo della sua assistenza igienica.
Lo faccio per custodirla e poteggerla come farebbe qualsiasi mamma: ma francamente tutto ciò è assurdo ed inaccettabile!
Ma da lunedì -visto il comportamento della Dirigente Scolastica – non mi recherò più a scuola per tale incombenza;  ma mi presenterò accompagnata dalle Forze dell’Ordine nel caso riscontri che la piccola Maria Pia esca da scuola in condizioni igieniche non consone o se le succederà qualsiasi altra cosa a causa di questa omissione di assistenza da parte di personale competente e formato.
Non sono più disponibile a subire passivamente, la dignità di una mamma e di una alunna non può essere ulteriormente calpestata!
Hai voglia ad organizzare convegni e seminari sull’integrazione ed il diritto allo studio degli alunni con handicap, come viene fatto dal nostro Istituto Comprensivo. La realtà è molto peggiore di quanto ci si possa immaginare.
Riscontro quotidianamente che tante altre famiglie vivono analoghe situazioni di diritto allo studio negato per i loro figli con handicap. Tra l’altro, la carenza di insegnanti di sostegno che abbiamo notato all’inizio di questo anno scolastico assume una gravità dalle proporzioni enormi, come mai successo fino ad ora (su questo argomento faremo battaglie specifiche e mirate). E’ chiaro a tutti che le responsabilità sono anche nelle scelte politico-economiche adottate dai Governi e che un dirigente scolastico rischia di diventare parafulmine di limiti e lacune che provengono da ben altri indirizzi (Miur e sue articolazioni territoriali, Governo). Alla fine, comunque, ad essere mortificati e calpestati rimaniamo noi. L’appello che lancio a tutti i soggetti in indirizzo, perciò, è di mettervi una mano sulla coscienza. Provate ad immedesimarvi, provate ad immaginare di essere Voi genitori di figli con disabilità lievi o gravi che siano. Forse guardereste le cose con altra angolazione.
 
Gioiosa Ionica, lì 6 ottobre 2014
                                                                                                 In Fede
                                                                                              Simona Coluccio