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RC. Ex Caserma Duca D’Aosta, De Blasio: un degrado lungo 25 anni

RC. Ex Caserma Duca D’Aosta, De Blasio: un degrado lungo 25 anni
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È passato quasi un quarto di secolo e ancora oggi nell’area della ex Caserma militare Duca D’Aosta, situata tra via Reggio Campi e via Trabocchetto, nulla è cambiato. Lo spunto, l’ennesimo, viene direttamente da un ex detenuto che attualmente sta “soggiornando”, insieme a tante altre persone “invisibili”, all’interno della ormai fatiscente struttura degli anni ‘30. Con loro, a far da contorno ad una vicenda già triste di suo, una vera e propria discarica a cielo aperto. Un aspetto del già grave degrado sociale che si respira in città, dove sono ancora centinaia le famiglie che non riescono più a vivere dignitosamente e che sopravvivono in condizioni disperate in questo e in altri luoghi di abbandono. Non importa chi siano e da dove vengano, sono persone a cui va riconosciuto il diritto essenziale di vivere dignitosamente la propria esistenza che si ritrovano, loro malgrado, in una situazione di estrema precarietà socio-esistenziale senza le risposte che le Istituzioni dovrebbero dare. L’indifferenza circonda questa città, ormai stretta dalla morsa delle emergenze sociali. Non siamo riusciti a generare un modello di città sostenibile, socialmente sensibile e inclusiva, volta a cambiare lo stato delle cose sovvertendo in meglio il corso della storia.
La città che vogliamo, deve essere una città che rappresenti un luogo dove identità e storia si incontrano, dove le tante strutture come la ex Caserma “Duca d’Aosta” vengono riqualificate e consegnate alla cittadinanza, tenendo fede alle promesse politiche che si sono succedute e che hanno generato aspettative puntualmente disattese nel tempo.
Questi “non luoghi” rappresentano gli spazi del fallimento della politica urbana e urbanistica ma anche e soprattutto della politica sociale a causa della stretta relazione che intercorre tra la disgregazione sociale e i contesti di degrado urbano. Ricordiamoci sempre che è la politica al servizio del cittadino e mai viceversa, soprattutto adesso che ci apprestiamo a votare. Mai come in questo caso ci sentiamo di fare nostra una frase di Borsellino, secondo cui: “…il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”.

Daniela De Blasio