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METEO. Ecco come e quando scatta l’allarme della Protezione Civile

METEO. Ecco come e quando scatta l’allarme della Protezione Civile

Un sistema di rilevazione dei dati meteo, dai satelliti alle postazioni terrestre, che li fa confluire nei centri di elaborazione, che li trasformano, seguendo complicate funzioni matematiche, in modelli di previsione meteo. Sono questi i primi passi del lavoro che porta gli esperti a formare le previsioni meteo. E sulla base dei meri dati scientifici, si arriva alla analisi dei fenomeni climatici, analisi e previsioni che vengono poi sottoposti alla protezione civile, nazionale e regionale, sulla base delle quali decide l'emanazione dei bollettini di allarme.

''Le previsioni meteo - spiega Valerio Capecchi ricercatore del Cnr-Istituto di Biometerologia - vengono codificate in una tabella trasmessa nel Centro funzionale regionale che dopo averle analizzate ed elaborate ne valuta il livello di criticità. La tabella viene inviata alla Protezione Civile, che sulla base delle valutazioni che vi sono indicate, decide di far scattare o meno l'allerta con conseguente attivazione dei piani''. L'affidabilita' di una previsione meteo e' ''strettamente dipendente dalla qualita' e dalla quantita' dei dati raccolti dai modelli che analizziamo'', prosegue il ricercatore. ''Negli ultimi 15/20 anni i meteorologi stanno studiando nuovi modelli matematici minori - conclude Capecchi - perche' sono sempre piu' frequenti i fenomeni estremi come le 'bombe d'acqua' e i modelli sofisticati e supercomputer non sono piu' sufficienti a rendere perfette le previsioni meteorologiche''.

I bollettini di allerta vengono quindi autonomamente prodotti dagli organi regionali, l'Arpal nel caso della Liguria, come per altro previsto dalla direttiva del 2004 secondo la quale, appunto, spetta ai centri funzionali di ogni Regione elaborare le previsioni meteo e le valutazioni di criticita'. Questi bollettini vengono poi inviati ai comuni e, sulla base delle valutazioni che vi sono indicate, scatta o meno l'allerta e vengono attivati i piani di protezione civile. Le valutazioni fatte dalle Regioni vengono recepite nel Bollettino di criticita' nazionale che viene prodotto ogni giorno dal Dipartimento della Protezione Civile.

La normativa stabilisce che spetta alle Regioni e alle Province Autonome diramare le allerta per i sistemi locali di protezione civile, mentre e' compito dei sindaci attivare i piani di emergenza, informare i cittadini sulle situazioni di rischio e decidere le azioni da intraprendere per tutelare la popolazione. Nonostante la direttiva sia del 2004, ci sono ancora dieci regioni - Friuli Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia - che non sono autonome dal punto di vista delle previsioni meteo. Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Basilicata non lo sono neanche per quanto riguarda la valutazione di criticità.