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'NDR. Dda: da sindaco contributo consapevole a cosca

'NDR. Dda: da sindaco contributo consapevole a cosca

Pur non facendo parte dell'associazione, forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla cosca Bellocco-Cimato, come referente politico del sodalizio". E' l'accusa contestata nel decreto di fermo emesso dai magistrati della Dda di Reggio Calabria nei confronti del sindaco di San Ferdinando Domenico Madaffari, sottoposto a fermo e posto agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa.
In particolare, Madaffari è accusato di avere rilasciato uno stato di famiglia falso per consentire ad un affiliato alla cosca di ricevere in carcere la visita della compagna. Ma soprattutto è ritenuto responsabile di essersi speso, nel marzo scorso, affinché l'appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani di San Ferdinando finisse ad una società di Palmi sulla quale era confluito il gradimento delle due 'ndrine dopo che la società precedente vi aveva rinunciato a causa di un'intimidazione.
In questa operazione, secondo l'accusa, Madafferi avrebbe seguito le indicazioni del consigliere di minoranza Giovanni Pantano, ritenuto "intraneo alla cosca Pesce-Pantano", e raccolto il placet di Santino Celi, vice sindaco "ed esponente - scrivono i pm nel decreto di fermo - della cosca Bellocco-Cimato".
Sia Celi che Pantano sono stati fermati con l'accusa di associazione mafiosa. Secondo la Dda, Celi è "partecipe alla cosca Bellocco-Cimato nella qualità di referente politico" e "più in generale, é a completa disposizione degli interessi della cosca". A Celi, che è anche accusato di danneggiamento quale mandante di una intimidazione a colpi di pistola ai danni di una coppia di ristoratori, secondo l'accusa faceva da "contraltare", per conto dell'altra cosca, Giovanni Pantano, indicato quale "partecipe dell'associazione, alle dipendenze del capo e fratello Giuseppe nonché referente politico della cosca di appartenenza".
Agli atti dell'inchiesta c'è anche un'intercettazione tra due indagati in cui si fa riferimento ad un carabiniere,
"particolare - è stato detto nel corso della conferenza stampa da inquirenti ed investigatori - che stiamo verificando ma che non ha in nessun modo ostacolato la felice conclusione dell'indagine". "Voglio sottolineare - ha aggiunto il comandante provinciale di Reggio Calabria dei carabinieri Lorenzo Falferi - che tra le intercettazioni vi è un dialogo tra due esponenti delle cosche in cui si fa riferimento chiaro al comandante della stazione carabinieri di Rosarno in termini minacciosi. Deve soffrire e deve piangere, dicono i mafiosi, per quel che sta facendo, cioè le indagini che hanno portato al loro successivo fermo".