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Francesco Meringolo (PSI): lettera aperta a Matteo Renzi

Francesco Meringolo (PSI): lettera aperta a Matteo Renzi
ReP
 

Caro Matteo Renzi,

mi permetto di scriverti perché sei uno dei pochi leader della sinistra ad aver detto nei suoi tanti ragionamenti: “La politica è bella”. Non si sentiva da tempo immemore e credo che lo spirito con cui hai affrontato e sconfitto l’immobilismo della politica italiana ti porterà a riflettere sulle mie parole.

Sono un giovane (forse meno giovane avendo superato i 30 anni) e ti scrivo dalla Calabria: terra difficile. Terra di conservazione da tempi lontani. Si guardi ad esempio il risultato del referendum monarchia-repubblica. In Calabria, novità fa paura. Qui vale l'antico adagio “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa cosa lascia e non sa cosa trova”.

Questa è la terra, nonostante abbia dato i natali a Tommaso Campanella, di pochi eretici e di tanti ortodossi.

Ti scrivo, perché credo che la sinistra debba essere sinonimo di futuro e sinonimo del non aver paura di navigare in "mare aperto". E, in Calabria, la sinistra è tutt’altro.

La sinistra in Calabria è consociativismo, e non è un caso se la cronaca politica di questi giorni, che riguarda le alleanze del centrosinistra, in vista delle regionali, faccia un tantino discutere.

In Italia sei stato la rottura di un “modus operandi” e in Calabria il modus operandi da rompere è il consociativismo.

Negli ultimi quindici anni la classe politica calabrese è stata “bipartisan”.
Chiunque governa cura gli interessi anche dell’altra parte politica in una strategia dell’autoconservarsi nel tempo. E, la cronaca politica di cui sopra, riguarda gli attori principali di questi conservatorismi.

Mi lascia di stucco, il fatto che il centrodestra calabrese si presenti alle regionali rinnovato e con una classe politica di nuova generazione, mentre la sinistra con una veste sudicia e macchiata che va cambiata. Una veste indossata da coloro che si sono resi artefici della sconfitta del PD e del centrosinistra in tutti i grandi comuni della Calabria.

Le provinciali, soprattutto a Cosenza, sono state l’esempio di quanto detto, e in Calabria mostrano i limiti e l’illiberalità della politica tutta. Una Regione che non aveva nessuna donna in consiglio regionale e che non ha eletto nessuna donna nei consigli provinciali calabresi.

La Calabria, ancor più del paese, ha bisogno di rottura col passato. Credevo le primarie fossero un buon viatico, in realtà si sono confermate strumento dell’apparato che mortifica il tuo partito e la mia regione.
La speranza che riuscirai a cambiare il Paese è tanta, che riuscirai a modificare metodi e sciogliere vecchie incrostazioni in Calabria pure ed è una speranza che cammina di pari passo con l’esigenza di “cambiare le carte in tavola” di cui ha bisogno vitale la politica calabrese.

I metodi dei soggetti che conosciamo, l’hanno ridotta ultima regione d’Europa.

Francesco Meringolo
Consiglio Nazionale - PSI