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Mario Oliverio: la Calabria rischia di diventare una polveriera

Mario Oliverio: la Calabria rischia di diventare una polveriera
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“La Calabria rischia di diventare una polveriera. Dico questo senza voler fare inutili allarmismi, ma con grande preoccupazione e responsabilità. Trentacinquemila lavoratori calabresi, dietro i quali ci sono altrettante famiglie, di cui 28 mila sono interessati alla mobilità in deroga e cinquemila sono lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità a cui vanno a sommarsi diverse sacche di precariato riconducibili alla Regione e al sistema delle autonomie locali, vivono oggi una condizione drammatica circa le garanzie degli ammortizzatori sociali. Oltre la metà della popolazione calabrese tra i 15 ed i 64 anni è senza lavoro. Anche le condizioni di reddito destano estrema preoccupazione e allarme . La nostra, infatti, é la regione più povera d'Italia. Il 9,3% delle famiglie calabresi vive con meno di 12000 €/anno e, nella metà dei casi, si tratta di famiglie monoreddito. Il 46,2% della popolazione è a rischio povertà. E’ del tutto evidente che, in questo contesto, accanto ad iniziative per lo sviluppo in grado di rimettere in moto il processo di crescita, di allargamento della base produttiva e dell'occupazione, sarebbe necessaria una misura di sostegno a chi perde il lavoro e a chi il lavoro non lo ha mai incontrato. È questa una misura per dare una risposta a quella che è diventata una vera e propria emergenza sociale e nello stesso tempo per sostenere i consumi e, quindi, la ripresa economica. Molti di questi provvedimenti sono già allo studio del Governo e sono oggetto di proposte di legge in Parlamento. Dopo le elezioni regionali avvieremo immediatamente un dialogo con il Governo nazionale e, nel quadro di questo confronto, la Giunta Regionale calabrese sarà disponibile ad investire anche parte del Fondo Sociale Europeo per cofinanziare misure di sostegno o di reddito minimo per i cittadini calabresi. Chiederemo, inoltre, l’apertura di un tavolo operativo di confronto e di concertazione che affronti le criticità più gravi che riguardano i servizi fondamentali di una regione che, in questi anni, è stata messa nell’angolo da Scopelliti e dalla destra che non hanno governato i processi, lasciando marcire una situazione che ora può diventare esplosiva.
Ereditiamo una situazione al collasso che non affonda le sue origini solo negli ultimi cinque anni (lo riconosciamo perché non siamo demagoghi superficiali e populisti) ed i cui ritardi sono stati accumulati nel corso di un lungo periodo di tempo. Negli ultimi quattro anni, però, c’è stata un’oggettiva condizione di aggravamento notevole della situazione e la Calabria oggi vive una condizione di ulteriore distacco dal resto del Paese. La nostra è l’unica regione in Italia che, per quanto riguarda il PIL, rispetto a tre anni fa arretra di 1,4 punti percentuali ed in cui le risorse europee vengono mandate indietro. Il primo problema che avremo sul tavolo il 24 novembre prossimo sarà quello di vedere come fare per salvare quanto meno una parte delle risorse consistenti che la Calabria rischia di perdere sul Programma europeo 2007/2013.
Oltre un miliardo e duecento milioni di euro che potevano e dovevano essere utilizzati per l’economia, per il lavoro e per la crescita di questa regione, si rimandano indietro all’Unione Europea per una evidente, irresponsabile incapacità di chi ha avuto la guida della Regione nel corso di questi ultimi quattro anni. Questo è il quadro dentro cui saremo chiamati a muoverci e di fronte al quale non siamo animati da nessuno spirito catastrofistico. Se lo fossimo non saremmo qui, in campo, ad assumere una responsabilità che fa tremare le vene ai polsi. Al contrario, siamo animati da grande ottimismo e fiducia perché sappiano che, insieme, ce la possiamo fare. Insieme possiamo mettere il treno della Calabria sul binario giusto, mettendo la nostra terra al passo con altre realtà del Paese e consentendo ai nostri giovani, alle nostre imprese, alle nostre famiglie di ritrovare la fiducia e l’orgoglio di rimanere e vivere in questa terra. Basta con i calabresi che se ne vanno! 12.500 sono quelli che nell’anno in corso sono partiti alla ricerca di lavoro altrove e 176 mila sono quelli che negli ultimi tre anni hanno ripreso ad emigrare. Noi dobbiamo invertire questa tendenza, interrompere questo trend e lavorare per rimettere in piedi la nostra regione. Farlo è possibile utilizzando al meglio le risorse europee ed incidendo concretamente nei fattori del ritardato sviluppo. Lo faremo e lo faremo con determinazione. Così come affronteremo le emergenze più gravi di questa terra, prime tra tutte la sanità, i rifiuti e l’occupazione. Chiuderemo la stagione dei particolarismi e metteremo al centro della nostra azione di governo la meritocrazia, come metro attraverso il quale promuovere le professioni, le competenze e la valorizzazione dei talenti. Non ci potranno mai più essere direttori generali nominati sulla base dell’appartenenza a questo o a quel partito. Faremo questo anche perché abbiamo le mani libere e non siamo assillati o condizionati dalla costruzione della nostra carriera politica o istituzionale che è già alle nostre spalle e rispetto alla quale non abbiamo altri gradini da scalare rispetto a quelli che abbiamo già scalato. Questa è la più grande garanzia che le cose che diciamo le rispetteremo e che gli impegni che assumiamo li manterremo”.